martedì 15 novembre 2016

EL CHAPO

Non ci vuole molto per capire che le carceri messicane non sono proprio come Alcatraz.
Nel carcere di Puente Grande, il più potente trafficante di droga al mondo Joaquin Guzman detto "El Chapo" controllava la prigione in maniera capillare: in cella riceveva prostitute, organizzava cene a base di gamberi e bistecche per i suoi amici e continuava a dirigere il suo "impero" che acquisiva sempre più rilevanza.
Dopo la fuga dal carcere di Puento Grande El Chapo aveva l'appoggio di tutto il Messico che lo riconosceva come il più potente criminale dell'intero pianeta.
La brutalità con la quale i cartelli messicani punivano giornalisti, rivali, attivisti o chiunque si metteva sulla loro strada era di una ferocia inaudita.
Il governo messicano si è spesso trovato in mezzo: le taglie sulla testa di El Chapo non trovavano riscontro nella realtà, visto che anche le istituzioni erano corrotte.
È così che il Nano di 1,66 centimetri di altezza costruì il suo fortino, in una nazione dove l'illegalità regna sovrana e dove la vita vale meno di zero.
Dopo migliaia di morti lasciati sull'asfalto, l'ex agricoltore di oppio viene arrestato nuovamente: è il 15 gennaio 2016 quando il Re dei Narcos viene catturato dalla polizia, stava realizzando un film autobiografico.
Ricondotto nella prigione di Altiplano da dove l'11 luglio scorso è fuggito attraverso un tunnel sotterraneo lungo due chilometri. Una fuga Spettacolare che, evidentemente, secondo El Chapo, meritava di essere raccontata in un film.

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