martedì 15 novembre 2016

FELICI E SCONTENTI

E finsero felici e contenti.
Nel lungo viaggio verso l'Apice ti capita di soffermarti e guardare il tuo cammino. Fisiologico direi. Come un ciclista che soddisfatto rivive i suoi tornanti.
Dalla piccola rampa di casa tua che allietava la tua infanzia, alle ripide salite dell'Everest, sempre in ascesa, con una poesia del Pascoli che scorre tra i pensieri come un ruscello tra le valli.
È bene seguire la propria inclinazione, purché sia in salita, ma è anche meglio realizzare una buona idea che trovarne una migliore.
Da qui la consapevolezza che lettere e filosofia non è una materia così lontana dalla matematica.
E sì perché nell'immensità dei numeri ne concepisco solo tre ( 0 - 1 e molti ).
A ognuno di voi le giuste interpretazioni. Io cerco di diventare quello di mezzo, anche se chi ti sta affianco non brilla per moralità.

Parlare non serve, non potrebbero capire, e allora decidi di fare la differenza, ti alzi sui pedali e affondi i colpi, uno dietro l'altro.
Ad un tratto ti guardi dietro e non vedi nessuno, sei da solo. Lontano da occhi indiscreti, cuori infranti, menti malate, coscienza sporche, anime frustrate, sguardi cattivi, odori pieni di odio, sapori al gusto di rancore, parole colme d'invia e di gelosia.
Tu da una parte, loro dall'altra, e finsero felici e contenti

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