giovedì 24 novembre 2016

IL PIACERE DELLA SOLITUDINE

Mi sento da solo quando sono in compagnia, mi sento in compagnia quando sono da solo.
Chissà quante volte avete sentito questa frase. All'apparenza può sembrare una contraddizione in termini, un paradosso che non rientra nella realtà delle cose, uno standard non rispettato secondo i canoni della vita. 
La mia riflessione su questo argomento va sicuramente controtendenza: reputo una buona compagnia un valore aggiunto nel nostro cammino terreno, ma quanti di noi possono affermare con certezza di avere dei buoni amici? Vado oltre: mi capita spesso di visitare dei centri commerciali affollati di gente, ed è forse in quel momento che il sentimento della solitudine bussa nel mio animo, un richiamo interiore che merita di essere ascoltato, sopratutto quando sai che l'unico vero compagno di viaggio è il tuo cuore.
Ho cercato di suddividere la parola compagnia in 3 stadi: la prima è quella apparente, amici e finti amici tutti da scoprire, come quando apri un uovo di Pasqua, non sai mai cosa ci sia dentro.
La seconda è una compagnia dove non vi è valore affettivo, ho citato il centro commerciale come esempio, tu entri, cammini, osservi, ma è come se non esistessi.
La terza è una compagnia forzata, cioè quei luoghi dove convivi con delle persone dove hai in comune il lavoro, gli hobby, gli svaghi, lo sport. Questo è lo stadio peggiore della compagnia, affiorano sentimenti di invidia, gelosia e quant'altro. E' un sopportarsi uno con l'altro al fine di raggiungere un quieto vivere, ma dentro di te sai che qualcosa non va. Sei solo e devi pure difenderti.
E' qui nasce il piacere della Solitudine, sai di essere solo, ma nello stesso tempo ti senti padrone del mondo. Non è una solitudine forzata, anzi, sei aperto al mondo, ma sei tu l'arbitro della vita.
Da qui una frase magica: io non so quale sia la ricetta per vincere o perdere, so solo scegliere con la mia testa.

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