sabato 10 dicembre 2016

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La letteratura europea è fucina di grandi talenti: Heathcliff,  Edmond Dantès,  Mr. Darcy, Dorian Gray, Alekos Panagulis,  solo per citarne alcuni.
Ognuno di loro è stato protagonista di grandi romanzi che ancor oggi vengono letti appassionatamente da un cospicuo numero di persone.
Il romanzo di formazione nasce con Goethe e muore sui campi di calcio della provincia italiana. Quello delle Società disastrose è un grande universo popolato da dirigenti pittoreschi, calciatori sul viale del tramonto, tifoserie inesistenti o rissose, stadi inagibili e sonore brutte figure.
Come nel tradizionale romanzo di formazione, i protagonisti sono giovani stretti nel passaggio dall’età adolescente all’età adulta, in conflitto con gli ambienti della borghesia, provati da un lungo percorso di maturazione, isolati da se stessi, emarginati dalla collettività, etichettati come i latitanti più pericolosi del mondo. Ricchi fuori, ma inverosimilmente poveri dentro.
Lo scopo iniziale del romanzo è quello di promuovere un'integrazione sociale del Protagonista ( ? ), col passare del tempo lo scopo è quello di raccontare emozioni, sentimenti, progetti.
Gli obiettivi però, saranno tutti fallimentari: del resto, da raccontare ce ne sarebbe tanto, ma le emozioni sono tutte negative, i sentimenti non sono mai esistiti, i progetti solo sulla carta.
Da quel momento in poi, abbiamo imparato a riconoscere le tappe che scandiscono l’iniziazione delle Società disastrose nella borghesia del calcio di provincia: operato confuso, idee che falliscono,  tifosi che protestano, proprietari che scompaiono, fino al crollo definitivo.
Venezia, Como, Treviso, Ancona.
Storie parallele, senza punti di contatto, ma intimamente legate, esattamente come accadde alla letteratura europea tra Ottocento e Novecento.

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