domenica 31 dicembre 2017

BUON 2018 A TUTTI

Non è un giro di boa, e nemmeno una curva stile Formula 1. Oggi va in archivio un anno che va oltre la sfiga che può dare il 2017 in se.
Un po' per tutti, quest'anno ha rappresentato un periodo di transizione dove al peggio non c'è mai fine, in uno scenario dove tutti, di carambola o di rimbalzo, hanno fatto i conti con i problemi degli altri. Come in uno sistema cardiocircolatorio, dove arterie, vene e capillari, sono tutti collegati tra di loro.
L'ultimo giorno dell'anno è l'attesa del piacere, quest'oggi in modo particolare, sapendo che domani inizia una nuova vita, consapevole che l'anno che verrà sarà migliore di questo.
E' tempo di bilanci, ognuno con il proprio destino, anche se a volte i destini s'intrecciano e le sofferenze non sono mai tutte di uno o tutte dell'altro, sono di entrambi.
Di solito ogni evento è segnato da una data ben precisa: quella principale è quella della nostra nascita, per passare agli eventi che ti segnano la vita, un po' come l'11 settembre del 2001, una data che rimarrà per sempre nella storia.

Una raccolta di emozioni che corrispondono ad un momento ben preciso, una data che forse non dimenticheremo mai e che porteremo sul groppone chissà per ancora quanto tempo.
Un anno che non ha fatto eccezione, 2017 doveva essere e 2017 è stato, come a dare ragione ai superstiziosi che inesorabilmente non si sono sbagliati nemmeno stavolta, senza dimenticare che insieme al 2017 se ne sono andate persone a noi care, ma a questo destino non potevamo sottrarci.
In un insieme di metafore non so quale sia la più appropriata, in un continuo bluff dove ognuno prende in giro anche se stesso, pensare che domani sarà un giorno migliore può essere l'inizio di un cammino vincente, almeno fino alla prossima partita.
Auguri a tutti

sabato 2 dicembre 2017

DOV'ERAVAMO RIMASTI

Ciao a tutti, ultimamente gli impegni non mi hanno permesso di trascrivere tutte le emozioni che provo durante questo mio cammino terreno.
Sono bastati 2 fiocchi di neve per farmi tornare su questo blog e riavvolgere il nastro, guardare con i miei occhi dove eravamo rimasti.
Un po' come qualcosa rimasta in sospeso che prima o poi vuoi sistemare, ragion per cui, in questa giornata di freddo, l'unica cosa che posso fare è scrivere, ispirato da un sentimento che parte da lontano come un treno che collega Reggio Calabria a Milano, e tu seduto sui sedili di un vagone a guardare l'orizzonte dal finestrino.
Chiudi gli occhi e ti senti sempre così, come un leone senza denti, intrappolato da un modus operandi comune che rende tutti uguali, o tutti diversi se si guarda solo da un punto di vista economico.
Chiudi gli occhi e pensi che domani sarà sempre meglio, nonostante gli altri, te stesso, i media, la società: tutto ciò influisce sui tuoi pensieri, creando dei veri e propri programmi mentali che si annidano nel tuo cervello e ti fanno sbagliare strada.
E allora arriva il momento di andare da solo, come se non l'avessi mai fatto finora, come un ciclista che ha nelle gambe qualcosa in più degli altri e decide di arrivare da solo al traguardo.
Un po' come la filosofia di Josè Mourinho: "io non dico che quello che pensate voi è sbagliato, ma qui si fa come dico io".
Qui, ora e come è lo spazio che ti sei creato, dove nessuno può discutere quello che è giusto o sbagliato. Qui, ora e come è la tua dimensione, un po' come la tua casa, dove decidi tu dove mettere i mobili.
Non è una dittatura ma un pensiero che vuole dare un po' d'ordine al disordine generale creato ad arte per mettere in difficoltà la gente.
Forse usare la metafora del Marchese del Grillo è un tantino esasperato, ma a volte alcuni concetti bisogna estremizzarli per far capire a chi ti sta intorno che il buonimo porta con se tanta stima, ma con esso tanti fallimenti. Come dire: è una brava persona ma...
Ed è per questo che mi permetto di dire che vinco o imparo, non importa il contesto, se è un campo di calcio è meglio, ma non faccio preferenze in tal senso.
In fondo la Vita è come una guerra, ogni giorno è una battaglia, e tu devi essere in grado di combatterla e possibilmente vincerla.
A tutti i costi, costi quel che costi.


martedì 3 ottobre 2017

QUALCOSA CHE NON VAR

Con l'introduzione della Var il calcio ha subìto un notevole cambiamento: se da un lato la moviola in campo ha dato alle squadre una sensazione di giustizia uguale per tutti, dall'altro si è persa la vera essenza di questo Sport.
Riavvolgere il nastro dopo l'emozione di un gol fatto è come vedere crollare la propria casa dopo un terremoto.
Il Calcio è uno Sport dove l'errore è contemplato, messo in conto da una regola non scritta che prevede una serie di casualità che determinano un risultato.
E anche l'arbitro ha diritto di sbagliare, in buona fede, come previsto dai regolamenti vigenti.
Spiace pensare che il gioco del calcio venga declassato come uno Sport qualsiasi dove i robot e i cronometri sono indispensabili.
Il calcio non è una batteria dei 400 metri e nemmeno una gara di Formula 1.
Il calcio è sentimento, poesia, storia, nostalgia: era il 22 giugno del 1986 quando Maradona segna con la mano contro l'Inghilterra in un Mondiale davanti a 115 mila spettatori, da allora fu chiamato la mano di Dio.
Il 26 aprile del 1998 lo juventino Iuliano atterra in area l'interista Ronaldo, un episodio ancora discusso ma che ha visto l'arbitro Ceccarini non decretare il calcio di rigore.
Due episodi come tanti che in questi decenni hanno infiammato le tifoserie.
In questo fantastico Sport i cambiamenti non sempre hanno fatto bene: la sentenza Bosman ha aperto nuovi scenari in termini di tesseramento, non più 3 stranieri per squadra ma nessun limite. Poi il business delle televisioni e la tessera del tifoso hanno contribuito a svuotare gli stadi e a rendere le partite uno spettacolo cinematografico piuttosto che una vera sfida con 10 mila tifosi al seguito con tanto di treni speciali, bandieroni e rulli di tamburi.
Era il calcio nostalgico degli anni '80, dove alla schedina vincevi se facevi 13 tanto per intenderci.
Adesso la Var, uno strumento nato per ragioni di giustizia, ma distante anni luce dal sentimentalismo più profondo dei nostri cuori, dove anche l'errore serviva al sistema, e se non altro riempiva le nostre giornate con pensieri e parole in un angolo di un Bar.

giovedì 14 settembre 2017

TUTTO E SUBITO

Nell'era della comunicazione virtuale dove si vuole tutto e subìto, ecco che del giorno dopo è rimasta solo la pillola anticoncezionale.
Se da un lato la nuova tecnologia ci consente di essere aggiornati nell'immediatezza, dall'altro si è perso il piacere dell'attesa,  ma non è questo il punto, il concetto è ben più ampio e merita di essere approfondito.
Tutto e subito, un'idea che fa da cornice ad un quadro che vede la nostra Società proiettata sempre di più verso obiettivi immediati ma casuali. Si è perso il senso del sacrificio, è come vincere una partita di calcio senza neppure giocarla.
In un recente passato la mentalità della nostra gente era ben diversa: anni di università, ore di studio, giorni interi passati sui libri per raggiungere un obiettivo che cambiava letteralmente lo stile di Vita.
Dalla campagna alla città, da agricoltore a medico o avvocato. Un bel salto in avanti consapevole che nessuno ti ha regalato niente. Un futuro costruito con pazienza, dove il motto di sempre è " il lavoro paga ".
Come il piacere dell'attesa che sentimentalmente parlando non ha mai fatto del male a nessuno, anzi.
Oggi l'inverso: tutto e subito, senza esclusioni di categorie. Benestanti da una parte, fancazzisti dall'altra: in comune l'idea che è tutto dovuto, come una formula matematica dove vengono contemplate solo le addizioni.
Il contesto è diverso, così come gli uomini, i quali hanno perso il senso del rispetto verso se stessi, ma sopratutto verso l'unica Vita ( Sprecata ) che il Signore gli ha dato.

giovedì 17 agosto 2017

SIETE TUTTI RASUL BISULTANOV

In un'Arena dove mancava solo lo schermo gigante, lo spettacolo è simile ad una scena di un film di Jean Claud Van Damme. 
Le immagini sono forti, di quelle che si vedono solo nel film col bollino rosso, ma se sul set si dà per scontato che le scene sono finte, quello che è successo Lloret de Mar è come un incubo che ti fa soffrire tutta la notte e poi al risveglio ti accorgi che è tutto vero.
Se n'è andato così Niccolò Ciatti, in una serata estiva della movida spagnola, dove i giovani di ogni nazione affollano i locali alla ricerca di un pò di divertimento. Un mix di tutto, nazionalità, usi e costumi, ma soprattutto alcol e droga. Il mix di sostanze trovate nel sangue di Rasul Bisultanov che dopo una banale spinta ha colpito a morte il nostro Niccolò strappandolo dalle braccia dei propri cari che purtroppo non lo rivedranno più.
E' questo il triste destino di un ragazzo volato in cielo troppo presto, incrociando la morte in una notte d'estate, dove la spensieratezza, l'allegria, la musica, dovevano fare da contorno a una meritata vacanza.
Di Rasul Bisultanov ne abbiamo parlato fin troppo: di origine cecena aveva chiesto asilo politico in Francia dove viveva nella città di Strasburgo. E' un lottatore di professione, un bullo di strada, un prepotente, un personaggio poco affidabile tanto per intenderci, aggressivo come un pitbull, cattivo come Lin Van Cleef, senza pietà come i combattenti dell'Isis. 
Il personaggio Bisultanov nasconde tratti di un kamikaze, pronto a tutto pur di compiere la sua missione, uccidere, specie per uno che la Vita vale meno di zero.
Se la morte di Niccolò in se ha trafitto il cuore di molte persone, la platea che ha assistito alla scena senza muovere un dito rafforza la nostra sofferenza e ci pone di fronte a delle riflessioni per niente banali: erano circa 300 gli italiani a pochi metri dalla rissa che è costata la morte a Niccolò, nessuno di loro ha avuto il coraggio di intervenire, di aiutare Niccolò, di porre fine alle solite scaramucce di serata. Niccolò poteva essere salvato e questo non ve lo perdoneremo mai. 
Da qui il titolo "siete tutti Rasul Bisultanov", perchè chi accetta passivamente il male è complice, esattamente come quelli che lo compiono.
Vigliacchi, al punto di riprendere la scena con il telefonino.
Vigliacchi, perchè prima di andare in vacanza in Spagna, imparate a diventare Uomini.
Vigliacchi, 300 contro 3 e tirarsi indietro.
Ciao Nico, riposa in Pace.

mercoledì 26 luglio 2017

UN AMICO INSOSTITUIBILE

Un amico è per sempre: sono passati 4 mesi dalla scomparsa di Adriano, il dolore è costante e nemmeno il tempo è riuscito ad allentare quella morsa che ti stringe il cuore.
I ricordi sono tanti e l'idea che Adriano non ci sia più è difficile da accettare.
Adriano era un amico insostituibile, e queste foto non fanno altro che alimentare un senso di tristezza che mi accompagna tutti i giorni del mio cammino.
Non so perchè la Vita è così ingiusta, lui uomo buono e umano, mite e con un'umiltà quasi maniacale, sempre triste, come se avesse letto il futuro con la morte che lo attendeva.
Uno sguardo a terra, lo schema di una foto che non ha bisogno di interpretazioni: Adriano al posto sbagliato nel momento sbagliato, seduti ( o in piedi ) su una panchina che non ci ha mai amato, attorniati da personaggi ambigui e viscidi, in un ambiente pesante dove l'aria è irrespirabile.
Eravamo consapevoli che gli altri non fossero come noi, c'eravamo fatti una ragione, ma non pensavamo arrivassero a tanto, anche se tu non lo saprai mai.
Rimane il rimpianto di aver dato tutto, Tu anche la Vita, per delle persone che non lo meritavano, ma questo rimarrà nella loro coscienza, sempre se ne hanno una.


mercoledì 19 luglio 2017

SENTIMENTI

E' passato tanto tempo o forse troppo poco per cancellare qualcosa che rimarrà sempre dentro il mio cuore. In questa Vita che scorre diversa per ognuno di noi, dove molti non saranno mai contenti, cosparsi da una sensibilità che non lascia spazio all'ignoranza, alle cattive abitudini, all'immoralità della quale siamo circondati.
Pensare di star meglio, in un luogo dove si pensa che la Vita è sorretta solo dall'aspetto fisico, o ancora prima dal mangiare e dal bere, magari con un tetto sulla testa, beh è pura follia.
Ripudiare le emozioni e i sentimenti o magari disconoscerli, fa dell'essere umano un soggetto spregevole che semina negatività dispersa nell'ambiente come l'odore aspro del fumo di un incendio.
L'incapacità di capire è il motore di questa quotidianità che spesso fa a pugni con un senso di giustizia e meritocrazia che tutti noi sogniamo, illusi dai piccoli momenti di piacere che in passato con sudore e lacrime abbiamo conquistato.
Nel corso degli anni si sono succedute tante generazioni: intelligenze diverse, pensieri diversi, obiettivi diversi. E' un ricordo senza tempo ma ciò che accomuna il tutto sono i sentimenti, quelli non sono mai cambiati, come il rumore dei passi che nel tempo rimarranno sempre uguali.
Un libro di ricordi, dal primo amore al cuore che batte, dal piacere di stare insieme alle confidenze con l'amica del cuore. Le cose che poi ti hanno delusa, una porta che si è chiusa. Tu chiamale se vuoi, emozioni.
I sogni che mordono la polvere, lasciando il posto alle domande a cui nessuno sa rispondere.
Noi siamo qui in un mondo che ormai gira a vuoto, in un cammino infinito dove sulla nostra strada vediamo troppe stelle spente per via di un'intelligenza artificiale che ha preso il posto ad un raffinato modus operandi che solo decenni fa spadroneggiava, spinto da un romanticismo di cui noi non siamo degni di nominare.
Un mondo nuovo dove ai sentimenti ha concesso ben poco, in uno stile di vita dove è già tutto programmato, ecco che le lacrime che bagnano il cuscino prima di dormire sono gli unici momenti veri di questa Vita a cui siamo chiamati a vivere.

lunedì 17 luglio 2017

AD OGNUNO I SUOI RISPETTI

Allo stato attuale l'idea ricorrente è quella di un consumo di Vita che segue un Iter ben preciso, vale a dire quello del personale interesse, in base ad una personale visione delle cose, convinti che l'operato è sempre quello più giusto, giustificando ogni azione con un astratto egoismo eccentrico.
Si tratta dell'essere umano medio che pur di raggiungere i suoi scopi utilizza mezzi leciti ed illeciti calpestando la sensibilità altrui, ignaro che dall'altra parte della barricata c'è qualcuno migliore di lui.
Sto parlando di un qualunquismo esasperato dove i protagonisti sono impreparati a maneggiare il tutto, essi coprono le falle con uno stato dell'Io danneggiato da un sistema che esalta i mediocri e penalizza i capaci, a partire dal processo primario di pensiero che si nasconde dietro ognuno di essi, a volte rasenta la follia, dove i ruoli sono capovolti, e i baristi finiscono per fare i manager con conseguenze spesso nefaste.
Gli esempi sono tanti, e tutti indicano la via della mediocrità, o meglio, un sistema clientelare che si copre dietro un qualcosa che in realtà non esiste, ma che è costruito ad arte per fare soldi.
Sembra di essere ad Hollywod dove i personaggi sono tutti finti, scelti ad arte per recitare una parte che gli uomini veri non saprebbero fare.
Ma ad ognuno i suoi rispetti, e forse l'aspetto morale che più conta, a prescindere da tutto, è proprio questo, dove con i soldi puoi comprare tutto, tranne la stima e rispetto di più persone.

sabato 8 luglio 2017

L'ESSENZA DI QUESTO SPORT

Il calcio non è solo vincere o perdere, ma un fantastico Sport di aggregazione dove vengono condivisi momenti unici.
Nel calcio non conta solo il risultato finale, la sua essenza sta nel piacere di stare insieme, divertirsi e arricchirsi di quel senso di appartenenza che ti fa sentire importante.
Il calcio è bello dall'inizio alla fine: se a giugno impazza il calciomercato, ad agosto con l'inizio della preparazione si parte per un percorso di crescita costante dove il valore delle persone fa la differenza.
L'odore dell'erba mescolato al rotolare di un pallone, fanno di questo Sport un susseguirsi di emozioni.
Cinesini, pettorine, ostacoli, sono il contorno di un mondo dove è tutto bello, ed anche il sapore amaro di una sconfitta s'incastra alla perfezione con il senso di questo sport, perché se ne fai parte l'accetti.
Ed ecco che nel profondo di questo Sport, dove tutto viene fatto con il cuore, forse il risultato finale è quello che conta di meno. Viva il calcio

mercoledì 5 luglio 2017

ESSERE I FAN DI SE STESSI

Buongiorno a tutti, ci sono momenti dove tutto può sembrare burrascoso come un mare in tempesta, altri invece, dove la calma prende il sopravvento, come guardare il cielo in una giornata d'estate, e vedere tutto sereno.
Sono le varie fasi della vita, dove bene o male tutto si compensa, con l'idea che il domani sarà sempre meglio, con l'illusione che in un attimo tutto può cambiare, specie se sei con l'acqua alla gola.
Pensieri, giusti o sbagliati che siano, immaginando la felicità come il più grande obiettivo da raggiunge nella nostra unica e sola Vita che stiamo vivendo, in un cammino che sembra sempre in salita, specie quando sei condizionato da una serie di cose che purtroppo incidono nella tua Vita.
Ed è in questi momenti che pare giusto fermarsi, smettere di trovare negli altri l'illusione che qualche bella parola ti faccia sentire meglio, e credere fortemente che essere fan di se stessi è l'unica soluzione per andare avanti.
Abbiamo passato una Vita tifando per gli altri: abbiamo fatto chilometri e superato ostacoli per tifare la nostra squadra del cuore, ma non abbiamo fatto mai nulla per amare noi stessi.
Oggi, in un qualsiasi mercoledì di luglio, per appagare le nostre giornate non facciamo altro che ascoltare canzoni del nostro cantante preferito, pensando che quel filo di emozioni che quella musica ci trasmette possa alleviare il dolore delle nostre ferite.
Abbiamo passato una Vita a tifare per gli altri, quando nessuno ha mai tifato per noi: magari i genitori o qualche persona cara, troppo poco nell'infinità e la grandezza di questo mondo.
Non abbiamo mai avuto una platea che tifasse per noi, forse perchè non abbiamo lasciato traccia, forse perchè il destino non ci ha fatto diventare famosi, forse perchè doveva andare così, e ogni attestato di stima ce lo siamo dovuto sudare.
Essere Fan di se stessi può essere una ragione di vita, come un comandamento da rispettare, senza perdersi d'animo mai e combattere sempre contro tutti e tutto.
Anche perchè se non tifi per te stesso, nessuno lo farà mai per te.

venerdì 16 giugno 2017

SI SALVI CHI PUO'

Leggendo i vari poeti e scrittori che hanno fatto la storia della letteratura ho preso spunto per fare delle riflessioni che vanno aldilà del semplice vissuto di ognuno di noi. Gran parte di quelle opere, seppur scritte in epoche passate, raccontano di un futuro ignoto, ma dall'epilogo già scritto.
Come in una sfera di cristallo, i vari scrittori di fama mondiale, è come se avessero previsto tutto.
Pur essendo in un epoca moderna, dove tanto per capirci non si muore di fame, lo stile di vita di ognuno sembrerebbe migliore rispetto al passato, in realtà è tutta una maschera che nasconde un senso di impotenza generale, partorendo un sentimento di cattiveria diffusa che colpisce maschi e femmine, vecchi e giovani.
La Vita contemporanea è fortemente condizionata da ritmi forsennati, causando stress e tensioni che sfociano in veri e propri disturbi psichici. E' un mondo di pazzi, inutile nascondersi dietro assurdi castelli costruiti come veri e propri bunker con lo scopo di difendere la faccia.
Da qui la consapevolezza di vivere una vita da separato in casa, prendendo la distanze dai soliti banditi che tappezzano le città, i paesi, le strade, i campi da calcio, spacciandosi per addetti ai lavori.
Ed è ascoltando una canzone qualsiasi che penso a quanto di bene ho fatto per alcune persone che a distanza di poco tempo si sono rivelati falsi o semplicemente veri e propri opportunisti.
Non cercavo riconoscenza, ma speravo che il mondo fosse un pochino diverso da questo, dove ognuno cerca di fare i propri interessi, calpestando sentimenti, valori, etica e morale.
Cogliendo la lettura di questo spartito, ritengo sia giusto prendere strade diverse, sentieri inesplorati, stradine secondarie, quasi deserte: un rifiuto verso l'essere umano che da quando ha messo piede sulla Terra ha distrutto anche se stesso.
La storia ci racconta di guerre e genocidi che hanno causato milioni di morti: ogni giorno è un bollettino da guerra. Si salvi qui può diceva qualcuno, in un gioco troppo pericoloso dove io non ci voglio giocare.

martedì 23 maggio 2017

SE QUESTA E' VITA

Occhi pieni di lacrime, sguardi assenti, visi pallidi. E' il dolore sordo della paura, quando una notte di festa si trasforma in una scia di sangue che lascia a terra decine di teenager. 
Attentato a Manchester, un 22 maggio 2017 che l'Inghilterra dovrà annoverare come uno dei giorni più tristi della sua storia.
Stava terminando il concerto della Star Ariana Grande quando un boato all'esterno della struttura ha gettato nel panico le migliaia di teenager che affollavano il locale. Un Kamikaze o forse una bomba piena di chiodi è esplosa lasciando a terra vittime e feriti, le autorità parlano di 19 morti, un numero destinato a salire di ora in ora.
L'Europa di nuovo bersaglio di attentati terroristici di made jihadista, un odio che poco ha a che fare con la religione, ma che prolifera in maniera esponenziale in tutte le zone del mondo.
Le radici di questo sentimento avverso non hanno un vero e proprio nido di costruzione: si potrebbe parlare di Iraq, Afghanistan o semplicemente di Stato Islamico, in realtà la prima ideologia del terrore è stata fondata da Abu Musab al-Zarqawi come Al Queda in Iraq, con la sua morte la guerra all'occidente è continuata sotto la guida di Abu Bakr al-Baghdadi (come Stato Islamico). 
Un'ideologia del terrore fondata per motivi che vanno aldilà della religione o dei semplici interessi geopolitici. Non è da ricercare nemmeno nel petrolio il fine di una guerra che è destinata a durare ancora a lungo. Forse per i jihadisti l'odio verso l'Occidente è solo un pretesto per dare un senso alla loro vita, non è un segreto che Osama Bin Laden era il principale servo degli americani, poi diventato il loro peggior nemico. 
Ancora oggi ci chiediamo chi sono i terroristi che hanno sposato la jihad, disposti a morire pur di compiere il loro assurdo compito di deflagrazione. Ma se a capo di questa struttura piramidale ci sono personaggi spesso laureati e dalla mente fin troppo lucida e troppo intelligenti per esporsi in prima persona, amanti della vita e della bella vita, ideatori di uno spartito che non è soggetto ad interpretazioni. Ecco che alla base della piramide ci sono i soldati della Jihad, quelli disposti a morire pur di diventare dei Martiri, proprio come lo spartito vuole. Spesso sono ragazzi emarginati, deviati, pazzi e fragili interiormente. Spesso sono cittadini europei di terza generazione, proprio come i foreign fighter: ragazzi che non si sono mai integrati e che non accettano le regole di una Vita diversa da quella che forse immaginavano. Ma aldilà di tutto, spesso il fattor comune è da ricercare nelle branche della psicologia, perchè in ognuno di loro il disagio interiore è così forte da sentirsi dei falliti, e l'unica cosa che li solleva è il voler uscire da questa Vita terrena lasciando in eredità una piccola traccia della loro esistenza, e a noi non ci resta che contare i morti, per l'ennesima volta, in un immaginario difficile da accettare, spettatori di una scia di sangue che non conosce nè confini nè limiti, sperando in un domani migliore, noi che sfidiamo la morte per dare un senso alla nostra vita:
Se questa è Vita.

venerdì 19 maggio 2017

UN TITOLO DAL VALORE DIVERSO

Ci sono vittorie che hanno un valore più grande di quanto in realtà possano rappresentare. Dopo una stagione dove gli obiettivi erano sicuramente altri, ma che gioco forza abbiamo dovuto cambiare in corso d'opera, vuoi per degli errori di valutazione che abbiamo commesso, vuoi per un po' di casualità negativa che chi fa calcio deve tenerne conto, e come se non bastasse la tragica scomparsa di Adriano Gazineo, a testimonianza di una stagione che nasce male e prosegue peggio, dopo anni di successi e trionfi, ecco che alzare il Titolo Provinciale diventa la Coppa più importante della mia carriera da allenatore.
Solo chi mi è stato vicino può capire quanti sentimenti ed emozioni si legano a questa vittoria che in qualche modo cuce una ferita che a suo tempo ha fatto parecchio male.
Ed è per questo che le vittorie non sono mai tutte uguali, i significati che rappresentano cambiano in virtù di tante situazioni che si evolvono in continuazione, dove quello che non cambia è solo la passione per questo Sport e la voglia di dare sempre il massimo.
Sono consapevole che avremmo vinto qualsiasi competizione lunga alla quale avessimo partecipato, perchè prima della casualità, prima della strategia, prima del sistema di gioco, è il metodo che paga, e quello si vede sempre alla distanza, come un buon cavallo da corsa che vince il Palio superando tutti all'ultimo giro.
Detto questo non posso che ringraziare i miei ragazzi per non aver mollato un centimetro, da campioni regionali in carica hanno dimostrato di valere questo riconoscimento anche in questa stagione, collezionando 21 vittorie consecutive e segnando 150 gol.
Ringrazio inoltre tutte le persone che mi sono state vicine nel momento più tragico di questi anni, vale a dire la morte del mio amico Adriano, da quel 31 marzo un motivo in più per vincere e dedicare a lui questi trofei.
Non è stato facile: motivare la squadra continuamente è stata una delle prove più grandi dal punto di vista calcistico, ma come nella vita, non è forte chi non cade mai, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi.
Adesso la Coppa Piemonte, un obiettivo dichiarato, con la consapevolezza di essere i favoriti o semplicemente i più forti, ma come ogni cosa bisognerà dimostrarlo sul campo.




venerdì 12 maggio 2017

GUARDANDO IL CIELO

Quando alzi gli occhi al cielo in una giornata d'estate ammiri con piacere l'immensità di un azzurro che non ha confini. Guardando il cielo da un'altra prospettiva vedi solo un vuoto infinito, e così è la Vita: tu la vedi in un modo con le tue indubbie ragioni, gli altri la vedranno diversamente con la loro personale visione.
In tutto questo non ci sono dati oggettivi, valori prestabiliti o desiderabili come negli esami del sangue, ma sensazioni, stati d'animo, pensieri, sentimenti e quant'altro.
E' difficile poter accontentare tutti nei loro desideri, e sapere di non poterlo fare è ancora più brutto.
Forse dovremmo avere la capacità di capire, ascoltare, domandare il perchè di alcuni comportamenti prima di giudicarli e mandarli in archivio come una breve parentesi negativa.
In un mondo dove tutti faremo la stessa fine, non c'è tempo per essere infelici, specialmente in una situazione come questa, dove ogni giorno è un bollettino da guerra. Ed è per questo che a volte, saper perdonare, può fare la differenza.


martedì 9 maggio 2017

IL PIACERE VANO DELLE ILLUSIONI

Sognare la libertà è anche sinonimo di manifestare sentimenti ed emozioni che poi in fondo sono lo specchio di come la Vita ti scorre davanti. Spesso mi si rimprovera una scrittura malinconica, ma come in tutte le migliori opere la tristezza prevale su tutto.
I miei articoli, spesso criptati, rappresentano un messaggio nascosto, spesso indiretto, e tutti i riferimenti sono puramente casuali.
Nel corso del tempo ho appurato che molti romanzi che ho scritto vengono interpretati in modo diverso anche se allo scrittore appaiono chiari e limpidi come l'acqua cristallina del mare dei caraibi.
Tutto questo nasce da un contesto dove i lettori sono per la maggior parte improvvisati, nel senso che passano da qui per caso, invitati dalla curiosità di leggere un articolo sponsorizzato sui social, ma lontani anni luce dai veri appassionati della lettura in tutte le sue forme.
Ragion per cui l'autore scrive prevalentemente per se stesso, riconoscendo la mediocrità dell'essere umano, il quale spesso spreca la sua vita ad aumentare la propria ricchezza e il proprio potere mediatico distruggendo la vera essenza della Vita stessa, vale a dire Valori e Sentimenti.
Come dire, il fine giustifica i mezzi, una frase storica che forse ha avuto il suo massimo valore a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale, ma che oggi ha perso di gran lunga il suo significato specialmente in un contesto sociale, dove i valori umani vengono prima di tutto, anche a costo di rinunciare a qualcosa di importante come soldi e beni puramente materiali.
E' tutto vero, nella Vita contemporanea è difficile convincere qualcuno con un semplice discorso camuffato, anzi, la morale di questo ragionamento ci suggerisce che è proprio il contrario: sono i lettori che scelgono gli artisti diventando loro fans fino alla fine, proprio come un tifoso ama la propria squadra, esaltandola nei momenti belli e vincenti, difendendola nel momenti brutti e perdenti.
Ma non c'è sconfitta nel cuore di chi lotta, specie per chi ha costruito la sua immagine sull'alta moralità e sui sani principi, pur sapendo che il più solido piacere di questa Vita è il piacere vano delle illusioni.


mercoledì 3 maggio 2017

L'ILLUSIONE DI AVERCI CAPITO QUALCOSA

L'immagine che offre oggi il mondo del Calcio, tra doping, scommesse e ingaggi spropositati,  non è quella che dobbiamo trattenere per forza. Non può inficiare il significato profondo che tutti noi diamo a questo sport, sia dal punto di vista della passione che delle aspettative. Per questo, mi sono divertito ad esplorarlo dal di dentro raccogliendo tutta una serie di elementi che mi hanno avvicinato ancora di più.
Ho compreso così quanto siano decisivi nei calciatori il sacrificio, le motivazioni, le sofferenze fisiche, gli obiettivi stagionali, le regole deontologiche da rispettare e i comportamenti da tenere.
Per questo, il calcio sarà pure un mondo deludente, talvolta corrotto e montato, ma merita anche un certo rispetto. In particolare l'allenatore, che rappresenta la figura più razionale di tutte, e quella più esposta alle critiche.
Una bella discriminante è data dall'insegnamento della tecnica: ci riempiamo tutti la bocca di contenuti tattici, ispirandoci a fenomeni del passato, ma sappiamo poi riconoscere cosa c'è dietro una scelta oppure l'altra? Sapremmo come insegnare quello che vogliamo ai nostri giocatori? Sappiamo riconoscere gli errori durante la partita? Il fatto che non esista, in assoluto, un modulo tattico sempre vincente dovrebbe aiutarci a comprendere quanto sia inutile avere certezze assolute in materia.

Il rifiuto ambientale non riconosce meriti professionali. Infatti, non potendo ammettere i propri errori e neppure cedere in blocco tutti i giocatori che hanno voluto, i proprietari scaricano sugli allenatori anche responsabilità che non sempre hanno.
La differenza che passa tra i presidenti e l'allenatore è che il primo proietta le proprie convinzioni su una realtà stabile e immutabile, mentre il secondo è abituato a trattare continuamente il cambiamento confrontandosi  con gli esseri umani (giocatori, avversari, dirigenti, tifosi, giornalisti) e quello che succede sul campo di gioco. Non a caso, una delle prime regole che si insegna nei Corsi di formazione è che il calcio è fatto di tecnica e di casualità

Noi ci limitiamo dunque a giudicare solo quello che abbiamo davanti agli occhi, anche perchè non sappiamo quasi mai cosa sta accadendo. Nemmeno la conoscenza della storia riesce a farci evitare di commettere nuovamente gli stessi errori del passato: 140 anni di sfide, evoluzioni tattiche, nuove tecniche di allenamento non sono riusciti a darci la certezza della vittoria. Né ci riusciranno mai.
Forse, è proprio per questo che siamo ancora qui a parlare di Calcio. E avere illusione di averci capito qualcosa.

giovedì 27 aprile 2017

IL GUERRIERO PERDUTO O LO SCIAMANO SCOMPARSO

Nei punti più profondi degli abissi marini c'è un posto dove è facile scollegarsi dalla realtà, un viaggio a colori dove i raggi di sole lasciano il posto ad un panorama fatto di alghe, coralli e pesci di ogni tipo.
La sacralità del posto è richiamata da un silenzio tombale, ed è a queste basse profondità che la Vita prende una forma diversa, un mondo parallelo dove l'immaginazione supera ogni pensiero reale, come nei sogni, dove l'inconscio ti trasporta in una dimensione tutta sua, e tu non puoi fare altro che osservare.
Se nella realtà siamo spesso in balia delle onde, nella fantasia possiamo creare la nostra immagine come meglio vogliamo: a volte è la musica a darci l'ispirazione per poter volare, altre volte è l'ambizione a farci decollare, un susseguirsi di emozioni che spesso provengono dal nulla, un po' come l'amore verso la tua donna, non sai da dove proviene ma c'è.
E' difficile dire dove inizia la realtà e dove finisce la fantasia, nella mia Vita ho immaginato sempre tutto, e come per incanto si è tutto realizzato.
Troppo spesso abbiamo affidato al Destino il labirinto della nostra Vita, come se la nostra esistenza non fosse altro che un cammino già scritto, chissà da chi, quando e perchè. Un terreno fertile per il fato che si nutre del nulla per poter incrementale le sue statistiche in maniera più o meno marcata a seconda di fattori sociali, logistici, esogeni ed endogeni.
Disegnare la mappa della nostra Vita, anche quando non si hanno gli elementi per programmarla, è una priorità assoluta. Tracciare il proprio futuro, anche solo immaginandolo, è una scelta senza alternative.
Lasciare la casella in bianco, invece, può essere un rischio troppo grande. 
Affidarsi al fato, facendo scorrere la propria Vita sui binari che non hanno una meta, è di per sè un sentimento di rassegnazione che spesso sconfina in un'idea di sconfitta, di fallimento e di delusione.
Pensare in grande sognando di diventare un grande può essere una filosofia più che giusta, perchè alla fine, ognuno di noi è quello che ha scelto di essere.
 

mercoledì 26 aprile 2017

COME UNA PARTITA PERFETTA

Come una partita perfetta, dove gli applausi sono scroscianti e ininterrotti, anche la scrittura deve essere lineare e pulita, dove il piacere di leggere deve essere una priorità, dove i discorsi sono scorrevoli e le argomentazioni un semplice mix di piaceri.
Emozionare il lettore non è una cosa semplice, è come una partita di calcio: tu ce la metti tutta, ma non sempre riesci a vincere.
Ed è in questa metafora che si racchiude il vero segreto di tutto ciò: in un immaginario dove si vuole ottenere il massimo con il minimo sforzo, dove dall'altra parte c'è chi sacrifica la sua stessa Vita pur di raggiungere un obiettivo, e come spesso accade i più meritevoli hanno sempre la peggio.
Eppure la gratitudine verso chiunque non è mai mancata, pur sapendo di essere in credito, in uno scenario dove chiedi anche scusa consapevole di avere ragione, sacrificando persino le tue idee e le tue ragioni per far contenti gli altri.
Ed è in questo perfezionismo visto come patologia psicologica misconosciuta  (inteso come scrupolosità, senso del dovere eccessivo, pignoleria, rigidità morale, razionalizzazione e ritualizzazione del comportamento) che si annidano i principi degli insuccessi, sportivi e umani.
Parole ( sentite ) che lasciano ferite profonde, troppo grandi per essere rimarginate in tempi brevi, specie per una persona sensibile come me, dove il mio Stato d'Animo riflette le dinamiche che mi circondano.
Io che il 24 Aprile non ho festeggiato il 34esimo compleanno, vivendo quel giorno come un Lunedi qualsiasi, rinchiuso con i miei pensieri in un silenzio fatto per pregare.
Un concetto di Vita che ha bisogno di essere continuamente alimentato da lealtà e rispetto,  e che invece si scontra con la presunzione di innocenza di chi ha sposato una corrente di pensiero che ha sempre fatto il gioco delle 3 carte, ovvero, l'anatomia di una truffa.
Come una partita perfetta, dove l'estetica è più importante del risultato fine a se stesso, e dove l'etica ( dottrina speculativa intorno al comportamento pratico dell'uomo di fronte ai due concetti del bene e del male ) andrebbe incisa nel cuori, nella testa e nell'anima di ogni persona che vi rappresenta.



martedì 18 aprile 2017

IN MEMORIA DI TE

Ciao Adriano, in questo silenzio assordante fatto di pensieri e parole, dove la vita continua ad andare avanti come un treno ad alta velocità, io rimango fermo, ancorato a quel maledetto 31 marzo quando il destino ha deciso di portarti via.
Mi è difficile accettare tutto questo, tu che avevi una Vita davanti e soprattutto tante cose da fare. 
Io, che mi fidavo solo di te in questo mondo di squali, dove riconoscenza e rispetto non sono mai esistiti, specie per noi che abbiamo raccolto meno di quanto abbiamo seminato.
Avevamo previsto tutto anche questa volta, ma come tu ben sai, ride bene chi ride per ultimo. La cattiveria non ha mai pagato, anzi, chi semina vento raccoglie tempesta, e chi giudica sarà giudicato (Luca 6,37).
Noi che abbiamo messo la persona davanti a tutto, dove ogni nostra azione è stata fatta per creare non per distruggere, dove siamo scesi a compromessi pur di far contenti gli altri, consapevoli che era tutto sbagliato, rimaniamo spettatori di una continua ingiustizia dove ognuno porta avanti la sua personale visione anche a costo di tradir se stesso.
Io che in questi 18 giorni speravo di sognarti anche di notte, non mi resta che farlo ad occhi aperti, tu umile consigliere che mi avresti indicato la strada da seguire, mettendo da parte anche il tuo orgoglio pur di fare il mio bene.
Adesso tocca a me fare il tuo bene, difendendo con le unghie e con i denti le cose più preziose che avevi: le tue idee. Del resto, ormai, non ho più niente da perdere, almeno nel calcio.
Ho capito che in questo mondo i nostri Valori non sono apprezzati, e che Grazie, Prego, Scusi, Tornerò, è solo una canzone di Adriano Celentano del 1963.
Pregherò per te, perchè la tua fede nel Signore non l'avevi mai persa, nonostante un destino avverso, prima con tuo papà e poi con te, da quel giorno in poi: uniti come prima, mano nella mano, stretti da un abbraccio infinito, accanto allo Spirito Santo, in una Pace che tocca prima il cuore e poi l'anima. 
Non possiamo vederlo ma c'è, e chissà che lo vedrai solo con gli occhi tuoi.
Ciao Adriano

mercoledì 12 aprile 2017

UN ABBRACCIO INFINITO

Come nella favole, io e te. In una concezione di Vita dove niente è impossibile.
Un ritornello che spesso è accompagnato dalla reciproca voglia di stare insieme, in un susseguirsi di situazioni dove due è meglio di uno, dove il pensiero è costante, uno per l'altro, come una rigida promessa fatta di sguardi e continui compiacimenti.
Ho passato tutto il giorno a ricordati, con questa grande mia ferita ma sono più forte e sfido la Vita.
Lo so io ma anche te, la Vita senza avvisare ci piove addosso, come la nostra strada, mai la stessa, ma sempre la più complessa.
Ed è con un pensiero forte che sfido la morte, con un sottofondo musicale molte speciale, pagando il prezzo della sorte, in una solitudine abissale.
Non lo senti come brucia il cuore, questa scossa arriva fino al mare, in un momento di profondo dolore, in un'ambiente che non ha sapore. Non è un nuovo amore, ma qualcosa che ci ha travolti senza poter scappare.
Le giornate che scorrono come se vivessi in una stanza tappezzata di poster, dove il tuo viso mi appare ovunque, con la consapevolezza che la tua anima è qui, accanto a me, che di notte ascolto un sottile dispiace, assaporando quella tristezza che è in fondo al cuore.
Mostrando tutte quante le mie pene, quel che darei per poterti rivedere, dove tutto il mio affetto si racchiude in un gesto che tanto meritavi: un abbraccio infinito.

venerdì 7 aprile 2017

QUESTIONE DI VITA O DI MORTE

Ci sono tante parole che vengono usate nell'arco della nostra interminabile giornata, ma il fatto è che nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti, i banali luoghi comuni possono essere questioni di vita o di morte, quest'ultimo, uno dei più abusati luoghi comuni della retorica della Vita.
Ed è propria la morte che in questi giorni ha preso le redini del gioco oscurando il calcio, visto come un interminabile susseguirsi di emozioni, colpi di scena, imprese e sopratutto ricordi.
In questi giorni di agonia, l'aria è irrespirabile, le percezioni non sono per tutti uguali, ma ci sono dinamiche dove ognuno si sente in dovere di esclamare, urlare, gridare, affermare, a volte persino con enfasi, che Adriano Gazineo era un amico, e se non era un amico era comunque un amico dell'amico, o ancora, una persona che nel suo breve tragitto di Vita ha lasciato più di qualcosa. Ed è per questo che ci sentiamo tutti toccati, chi più chi meno, da una morte che poteva colpire chiunque.
Quell'amaro destino di un uomo che non amava stare sotto i riflettori, una persona umile che non amava parlare nè di sé nè degli altri, agendo come un eroe altruista.
Adriano parlava come se avesse sacrificato sé stesso, e pezzi di sé, per permettere agli altri di spiccare. Adriano era cosi, una persona che andava conquistata piano piano, sconfinando nel campo semantico del romanticismo nel senso stretto del termine.
Adriano andava sempre oltre, e andare al di là del lecito, se lo si fa per gli altri, allora può diventare legittimo, persino giusto, specialmente se alle radici, c'è un significato di amicizia che è sostenuto da ragioni ben profonde.
Per una persona come Adriano,  arrivare a realizzare il proprio sogno tardi, solo passando dalla porta di servizio, era uno stimolo di Vita non indifferente. Forse, nel suo cuore aveva il forte bisogno di dover continuamente dimostrare la propria utilità. Cosa che forse portava Adriano alla totale noncuranza di ciò che era giusto o sbagliato pur di dare un piccolo vantaggio in più alla propria causa, che alla fine era la Nostra causa, un arrivismo che apparteneva più a me che a lui, ma dove lui era una figura imprescindibile, dove per lui l'unico obiettivo era un senso di soddisfazione, un po' quello che provano i genitori per i propri figli quando questi raggiungono un traguardo importante come potrebbe essere l'8 in pagella, una laurea o qualcosa da lodare.
Da qui una certa impermeabilità alla fama, Adriano non ha rilasciato quasi mai interviste, parlava controvoglia, non cambiava taglio di capelli, aveva solo un account sui social. Non era amante della tecnologia, non aveva un computer, e il cellulare moderno l'aveva acquistato solo per farmi un favore.
Per quanto Adriano sia indispensabile per far brillare questa Vita, la coscienza, persino esagerata, dei propri limiti lo ha portato a immolarsi, calcisticamente, umanamente e a livello di immagine, per il bene mio, di sua mamma e per gli amici più stretti.
Apprezzando la sua umiltà, il fatto che sapeva vivere senza dover essere il protagonista. Ma dove ognuno di noi sa, che senza di lui, non possiamo più fare molte delle cose che siamo stati in grado di fare.

mercoledì 5 aprile 2017

GRAZIE ADRIANO

Sono stati 4 giorni difficilissimi, tutto è iniziato nella tarda mattinata di Venerdì quando una notizia tragica ha sconvolto la nostra esistenza.
La scomparsa di Adriano non è passata di certo inosservata come spesso accade in un ambiente freddo come questo, dove la Vita scorre frenetica, dove non c'è tempo per fermarsi, in un immaginario da favelas dove anche se muori non se ne accorge nessuno.
Per fortuna per Adri non è stato così: il calcio ha giocato un ruolo fondamentale, grazie a questo Sport si è fatto conoscere negli anni come una grande persona. Tanti gli amici disseminati negli anni: compagni di classe, di oratorio, di calcio, di lavoro, o semplici conoscenti della porta accanto.
Io ho conosciuto Adriano 7 anni fa e da allora siamo diventati inseparabili: un connubio fatto di sentimenti comuni, stati d'animo, pensieri e parole dette tra 2 persone che si fidavano l'uno dell'altro. Un mix di situazioni che in una dinamica come questa chiamarla una grande amicizia è a dir poco riduttivo. Ed è per questo che mi sento in dovere di ringraziare tutti coloro i quali hanno condiviso con noi il dolore di questi giorni.
Siete stati tantissimi. Vedervi al Rosario prima e al funerale poi è motivo di grande forza e coraggio per affrontare il domani.
Ringrazio inoltre tutti coloro i quali non hanno potuto partecipare al rito funebre ma hanno manifestato la loro solidarietà con sms, messaggi e telefonate.
Che Dio perdoni anche chi è rimasto indifferente e ha perso l'occasione per riconciliarsi col Padre Eterno.
Adriano oggi è salito in cielo e ci guiderà dall'alto. Grazie di cuore a tutti, siete un'immensità ed avete un cuore grande. Che Dio vi protegga. Pace e bene fratelli.

PENSIERI SPECIALI

Oggi ti ho rivisto, pensavo stessi dormendo. Avevi un viso sereno e annunciavi un tenero sorriso.
Ti guardavo intensamente, e nel mentre, volevo che ti alzassi da quella bara e ricominciassimo a vivere come sempre.
È difficile accettare questa dinamica e forse non lo faremo mai. Credo sia ingiusto. Stasera un infinito velo di tristezza ha attraversato Piazza Vittoria, in tanti hanno partecipato al primo round dell'ultimo saluto, un esercito formato da centinaia di persone che ti volevano bene ha invaso una Chiesa grande quanto il tuo cuore.
Adri hai lasciato il segno, e questo è merito tuo.
C'erano i tuoi invincibili '94, ma anche i tuoi piccoli '07 i quali ti hanno dedicato una letterina.
Tredici anni di differenza dove Tu non hai smesso un solo giorno: "avvolgi e sposta, mezza nave, esterno interno", quante volte l'hai ripetuto.
La tua voce così intensa e penetrante mi è rimasta impressa, così come i tuoi consigli che cercherò di mettere in pratica sperando di fare sempre la cosa giusta.
La sera è il momento più duro: la malinconia prende il sopravvento e si mescola con sentimenti di tristezza, rabbia e sconforto.
Il dolore è forte, un continuo senso di impotenza mi assale e mi soffoca come un pitone che avvolge la sua preda, uno stato d'animo mai provato e che mi sfida duramente.
Oggi come ieri, in uno scenario da film horror dove tutto fa paura, come la prospettiva del mio futuro, in un essenza di Vita che contemplava anche Te.
Buonanotte Adri, sei sempre nel mio cuore.

CIAO ADRI

In questo momento di profondo dolore mi viene difficile scrivere un pensiero lucido e chiaro, ma te lo devo.
Non avrei mai voluto sentire questa notizia così tragica quanto spietata, Tu, che per me eri molto di più di un amico. Tu, che per me eri come un fratello. Io e Te, un rapporto così stretto che solo la morte avrebbe potuto dividere. Ed io, che ancora stento a crederci, in una giornata di fine marzo, dove i progetti erano ben diversi, in uno scenario che ci avrebbe visto sempre insieme, uno di fianco all'altro, giorno per giorno, come in un romanzo che non prevedeva la fine, ma soltanto sorrisi, abbracci, e il continuo piacere di stare insieme. Eravamo uno la spalla dell'altro, sorretti da una passione illimitata per il calcio, uno Sport che ha permesso di conoscerci e che da allora siamo diventati una cosa sola.
Mi piange il cuore pensare di non rivederti, Tu, che per me eri un riferimento.
Tu che mi dicevi tutto, mi hai lasciato senza dirmi niente, ed io Adri, con le lacrime agli occhi ho pregato fino all'ultimo che non fosse vero.
È un dolore così forte che ti lascia svuotato, inerme, spettatore di una Vita che non chiede consigli a nessuno e agisce di conseguenza, portandosi via sempre i migliori. Perché tu eri il migliore, lo dimostrano i tanti attestati di stima che arrivano da tutto il Piemonte. Eri l'amico di tutti, ed è per questo che ti volevano bene. Hai fatto la storia sui campi da calcio, ma prima di essere un grande istruttore eri una grande persona.
Non sai Adri quanta gente mi scrive per sapere di te, hai lasciato un vuoto incolmabile, ed io, da oggi in poi, dovrò fare i conti con la Vita sapendo di non poterti chiamare come facevo ogni giorno.
Rimangono i tanti ricordi che rimarranno custoditi nel mio cuore,  consapevole che da oggi in poi niente sarà più come prima.
Grazie per tutto quello che mi hai insegnato, valori prima di altro, e ringrazio Dio per averti conosciuto. Purtroppo il dolore visto da vicino ha un sapore diverso, speri sia un terribile incubo della notte, poi comprendi che è una triste realtà e che il dolore durerà per tutta la vita.
Ciao Adriano, ti porterò sempre con me, e sappi che ovunque andrò, tu sarai sempre accanto a me.

venerdì 24 marzo 2017

AD UNO AD UNO

Tra un mese esatto compio 34 anni: un lasso di tempo lunghissimo, anche se guardandolo a ritroso sembra ieri che prendevo lo zainetto per andare a scuola. La concezione del tempo è diversa per ognuno di noi: per me 34 anni sono proprio volati e forse non me ne rendo neanche conto. Rimango ancorato a dei ricordi indelebili che hanno segnato la mia Vita, ed è con tanta nostalgia che ripenso a tutta la mia infanzia, accompagnata da un amore incondizionato verso la Vita e a  tutte le cose ad essa connesse.
Sembra ieri quando andavo al campetto a giocare spensierato, momenti di piacere che porterò per sempre nel mio cuore come i più bei ricordi. Con affetto mi vengono in mente tutti gli amici che hanno condiviso con me le tante gioie vissute in quel frangente di Vita.
Ma quali amici, erano fratelli, ma quali soggetti, eravamo una cosa sola. Storie di un'epoca dove tutto aveva un senso, dalla scuola alle feste di paese, passando per i lunghi pomeriggi a giocare a pallone.
Eravamo una bella gioventù dove il rispetto per il prossimo non mancava mai. Eravamo liberi di giocare ma schiavi di una rigida disciplina impartita da un ambiente che t'insegnava prima a vivere e poi fare tutto il resto.
E' stato un grande passato ma troppo breve per essere vissuto a pieno. Mare e sole hanno accompagnato i miei primi 20 anni, una terra così bella che non pensavo di lasciare. Non era solo il calore della gente a rendermi felice, ma un mix di cose che difficilmente si possono spiegare attraverso un racconto, bisognerebbe viverle.
In quegli anni provavo la gioia di sentirmi a casa, ed anche se per qualcuno poteva essere una cosa banale, per me non lo era affatto. Il piacere di dormire nel mio letto superava qualsiasi ambizione, e ad ogni occasione che mi prospettava un futuro lontano da casa pensavo se ne valesse veramente la pena.
Erano gli ultimi anni di spensieratezza, ho lasciato il paese il 10 gennaio del 2005, avevo 21 anni, 8 mesi e 15 giorni. Dopo 12 anni lontano da casa e innumerevoli riflessioni ho capito che no ne valeva la pena, ma soprattutto, quando hai dubbi, perplessità o varie ed eventuali, l'unica cosa che puoi fare è ascoltare il tuo cuore.

mercoledì 22 marzo 2017

IL SENSO DEL GIOCO

Riconoscere gli aspetti fondamentali della Vita non è cosa facile, anzi, il più delle volte diventa una missione. Soffermarsi e capire quali siano le nostre peculiarità, i nostri piacere e desideri, le nostre specialità, non è affatto scontato.
Il rischio è quello di fermarsi a riflettere per troppo tempo, e vivere in una condizione continua di stand by, proprio come la batteria del telefono.
E' come affacciarsi alla finestra e osservare inerme il cambio delle stagioni: vedere dapprima il germogliare delle foglie dal risveglio della Primavera, passando per una calda estate dove il giorno non finisce mai, illuminato da un sole che dà speranza anche ai rassegnati, dove tutto appare più bello, anche se dalla finestra rimani uno spettatore non pagante di una Vita che merita di essere vissuta, fino alla fine, proprio come cantano i tifosi bianconeri.
Riconoscere la bellezza della Vita è un'impresa ardua, è come sapere a priori quali sono le brave e le cattive persone, considerando che quest'ultimi si mimetizzano tra la gente meglio di un Camaleonte nella foresta.
A volte si punta il dito contro qualcuno cavalcando gli eventi, un qualunquismo che si tocca per mano, specie alle nostre latitudini, dove salire e scendere da un carro è diventato ormai una prassi, specie alla fine, quando nessuno nessuno c'avrebbe scommesso un euro, proprio come la favola del Leicester.
Chiacchiere e distintivo, come la frase tratta dal film "Gli intoccabili di Brian De Palma", un concetto difficile da capire, ma che spesso fa la differenza, specie in un mondo costruito sul nulla, dove le cose più importanti della giornata sono gli auguri di compleanno che Facebook ti ricorda di fare.
In un paese dove la maleducazione è trasversale,  ritagliarsi un piccolo spazio dove sei esente da colpe diventa di vitale importanza: un bunker dove cemento armato e porte blindate hanno lasciato il posto a racconti e poesie, romanzi ed editoriali.
Talenti incompresi che non hanno mai accettato le regole del sistema, poeti che hanno cercato di raccontare la Vita nella sua essenza, dove il valore dell'astratto è ben più alto di una giornata di lavoro qualsiasi, dove è tutto numerato, in uno scenario dove tu diventi una matricola con una password ben definita, dove l'unica pausa che hai è solo per andare in bagno.
Dettagli per chi non ha nemmeno il tempo per pensare, ragioni di Vita per chi come me è attratto da uno stile di vita così diverso da questo, dove le giornate scorrono senza senso, in un palcoscenico finto, dove il freno a mano è sempre tirato, ma nonostante tutto non si accettano compromessi.

martedì 14 marzo 2017

LA LEGGE DEL PIU' FORTE

Secondo i piani di qualcuno, ogni mattina in Africa, quando sorge il sole una gazzella si sveglia, sà che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole un leone si sveglia, sà che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.
Ogni mattina in Africa, non importa che tu sia un leone o una gazzella, l’importante è che tu incominci a correre.
Tre indizi che fanno una prova lampante e che sanciscono oltre ogni ragionevole dubbio che nella Vita essere leoni o gazzelle conti poco, l'importante è sapersi destreggiare in una miriade di situazioni avverse che si creano senza esclusioni di colpi.
La metafora del Leone e della Gazzella è stata oggetto di studio nelle migliori università del mondo, la morale è sempre la stessa: corri, proponi, organizza, crea, inventa, lavora, migliora, come in una maniacale rincorsa al potere dove, secondo loro, i risultati o gli obiettivi si ottengono con il sudore della fronte, almeno, così è stata dipinta la storia di questi 2 animali che vivono nella Savana dell'Africa sub sahariana. 
In realtà o semplicemente nella mia personale visione, questa metafora è solo un modo per dire ai poveri e ai sottoposti che la Vita è un sacrificio continuo, dove tutto si ottiene col merito, in uno scenario dove, al contrario, i poveri saranno sempre più poveri, e i ricchi saranno sempre più ricchi.
La percentuale che viene fuori dal cosiddetto obiettivo di merito è inversamente proporzionale al reale valore del merito. 
Questa è l'Italia, dove tutto viaggia a discrezione di chi comanda o di chi detiene il potere, in una dinamica assurda che pone l'immagine davanti a tutto, anche a discapito della conoscenza e del sapere.
E' la legge del più forte, che, come su un ring di pugilato, detta le regole a sua immagine e somiglianza. 
Riferimenti tutt'altro che casuali, manifestati ad arte per puntare l'indice verso un sistema corrotto e corruttibile e che, a suo malgrado, è sorretto dall'ignoranza.
Per una volta, l'invidia e la gelosia sono solo pistole caricate a salve rispetto a una dimensione ben molto più grande di quel filo sottile e immaginario che collega i 2 poli di un pianeta dove la Legge del più forte è sempre quella migliore.

sabato 11 marzo 2017

GRAZIE AMICI

Un pensiero speciale e ricco di amore va a chi in questi anni mi è stato vicino, a chi mi ha aiutato a crescere ed essere una persona migliore. Nonostante facile preda degli opportunisti, dentro di me ho la sensazione di essere attorniato da persone splendide e ricche di animo.
Ed è in questa giornata piena di sole che voglio ringraziare quante più persone possibili per avermi dato e dimostrato fiducia in un mondo sfiduciato da una negatività che si tocca per mano.
Vorrei dire grazie alla vita per avermi regalato tantissimi momenti di piacere, un'infanzia vissuta con amici carissimi, ma allo stesso tempo vorrei ringraziare la mia grande famiglia che mi ha sempre aiutato spingendomi verso ogni obiettivo. Ed è merito loro se oggi sono la persona che sono.
Ringrazio anche il mare della mia Calabria il quale ha permesso più volte di specchiare la mia anima e a farmi capire chi sono. Oppure l'immensità del cielo che grazie alla sua massima dimensione mi suggerisce che quando vedo tutto nero basta alzare gli occhi per cambiare colore ad una giornata che nasce storta e sta per finire peggio.
Ricordi e ancora ricordi, da quando ero piccolino per finire al 29 maggio 2016 quando ho alzato il titolo di Campione Regionale per la seconda volta in 2 anni. Storia, epica, passione e poesia, quella che serve per vivere felice, superando con la forza della mente qualsiasi difficoltà.
Come quella cominciata a 21 anni nell'esercito, una sofferenza che mi ha consentito di apprezzare la libertà, ma soprattutto dare valore alle cose, alle persone, ai comportamenti, al rispetto.
Quel rispetto che spesso non viene riconosciuto e che a volte, a furia di essere umili, ti sfugge di mano come un un sorso d'acqua tra le dita che non riesci a trattenere.
Ed è per questo che ringrazio le persone che mi sono state accanto, i quali hanno creduto in Rosario Ligato come essere speciale e meritevole di attenzioni.  E se ognuno di noi rappresenta qualcosa, io rappresento tutti voi, e vi porto sempre nel cuore.
Mi sento in colpa di non fare mai abbastanza per non deludere le vostre aspettative, le vostre scommesse, come quella che avete fatto sulla qualificazione ai regionali: perderla è stata la cosa peggiore che potevo farvi, ma se ancora oggi, a distanza di tempo, batto la testa contro il muro pensando a quello che poteva essere e che non è stato, consapevole di avere la squadra più forte del Piemonte, vi chiedo umilmente scusa.
Ed è sentendo una colonna sonora qualsiasi che metto nero su bianco queste parole pensando di non fare mai abbastanza per pagare la vostra benevolenza nei miei riguardi, ma vi prometto, amici carissimi, di emergere da questo schifo di anonimato e dedicare a voi tutti ogni mio traguardo.

venerdì 10 marzo 2017

TANTI AUGURI

Tanti Auguroni a tutte le donne
Come non soffermarsi su un giorno speciale come l'8 marzo,
la festa delle nostre amatissime donne,
parenti o conoscenti,
cugine: lontane e vicine.
Un augurio speciale, in una giornata speciale:
perdonaci Donna se non Ti siamo sempre vicini quando Ti muoiono le piantine di girasole,
e mancando di sensibilità preferiamo guardare una partita di calcio.
Perdonaci Donna, se in tanti anni svegliandoci al mattino per andare a lavorare, per ben 2 volte abbiamo acceso la luce;
dimenticando che a Te dava fastidio, ma dimenticando soprattutto che noi dovevamo andare a lavorare, non Tu.
E perdonaci Donna che col tempo, imparando a scendere al buio dal nostro letto a soppalco, per non svegliare sia Te che i gatti,
a volte cadendo e battendo rumorosamente la testa contro il pavimento, abbiamo svegliato tutto l'isolato.
Perdonaci Donna, se a volte ti accusiamo di non saper cucinare, ultimamente gli spaghetti al burro freddi erano sempre freddi al punto giusto.
Tu Donna, che pur di dare una mano alla famiglia, hai scelto la durissima carriera di casalinga invece della più agiata vita da impiegata, privandoti delle belle chiacchierate con le amiche e dei gustosi apericena che deliziano il palato.
Ed è in questa giornata dove gli auguri piovono dal cielo come in una tempesta atlantica,
che i nostri cuori si fermano per dirti quanto sei indispensabile per la nostra vita, omaggiandoti dei più bei pensieri.
Tu Donna, ricca di valori umani, che sacrifichi la Messa della Domenica per seguire tuo figlio alla partita di calcio.
Tu Donna, che non hai fatto il Corso di Allenatore solo perchè dovevi andare dalla parrucchiera ogni settimana e dopo 3 gioni di assenza saresti stata bocciata.
Perdonaci Donna se a volte non capiamo i tuoi ragionamenti e facciamo sempre i soliti errori: "anche questa domenica al cinema ci andiamo domenica prossima".
Tu Donna, che riempi le nostre giornate a casa, a lavoro, a calcio, di notte, e non sempre sono incubi.
Tu Donna, che mi permetti di scrivere questo pensiero scherzoso nel giorno della tua festa, vorrei dirti solo 3 parole: grazie di esistere.
Le donne... Sai cosa ti dico? Chi le ha create... Dio deve essere proprio un genio. I capelli, i capelli sono tutto, lo sai?
Hai mai affondato il naso in una montagna di capelli sognando di addormentartici sopra?
O le labbra: quando toccano le tue è come il primo sorso di vino dopo che hai attraversato il deserto...
Tanti auguri a tutte le Donne
Rosario Ligato

giovedì 2 marzo 2017

TRENTA MINUTI DI PIACERE

Il titolo di oggi può esprimere tanti significati, per il sottoscritto i 30 minuti di piacere equivalgono al tempo necessario per scrivere un articolo.
Un'irrefrenabile passione per la scrittura che si somma al mio Sport preferito che è il calcio, dopo aver smesso di seguire assiduamente il ciclismo per ragioni di cuore e di tempo.
Quando metto nero su bianco i miei pensieri non disegno la maglia della Juventus, e nemmeno quella dell'Ascoli e dell'Udinese tanto per non fare torti a nessuno. Se nel calcio amo parlare degli half spaces, ( mezzi spazi ),  nella scrittura mi basta un "half hour" per soddisfare la mia anima.
Nella vita ho avuto tante difficoltà, scrivere è la cosa più semplice che io possa fare.
Puo' sembrare un'aforisma, una sentenza, un motto, in realtà è uno stato di fatto.
Da bambino mi stuzzicava l'idea di risolvere problemi e quesiti, e amavo tutto ciò avesse a che fare con la matematica. Le espressioni erano il mio pane quotidiano, sentivo il bisogno di risolverle, un po' per allenare il cervello, un po' per dimostrare agli altri di essere il più bravo.
Col passare del tempo divenni un appassionato della match analysis, e inizia a scrivere per il sito tuttoreggina.com di Giovanni Cimino. Col tempo, la mia voglia di scrivere andava oltre un rettangolo di gioco, e grazie al giornalista Luigi Palamara continuai a scrivere per un giornale importantissimo come melitoonline.it.
La mia collaborazione durò circa 5 anni, il tempo necessario per affinare verbi, contenuti, punteggiatura. Gli anni seguenti mi misi in proprio, si fa per dire: dal 2010 alimento con costanza il sito rosarioligato.com, un archivio di contenuti tecnico tattici che conservo con molta cura, del resto, non c'è posto migliore del web per ritrovare articoli che su carta andrebbero persi il giorno dopo.
Da pochi mesi ho iniziato a scrivere i miei pensieri sul sito rosarioligato.it, il mio half spaces, un posto dove riporto in todos tutto quello che mi suggerisce il mio cuore.
Scrivo per emozionare, ed è per questo che passo oltre ad un freddo racconto di cronaca,  dove i fatti prendono il sopravvento sulle parole, in uno rigido schema giornalistico, dove l'unica cosa che conta è dare la notizia.
Per ragioni personali ho preferito pubblicare le mie scritture in uno spazio tutto mio, che non sarà il Buongiorno di Gramellini con le sue migliaia di fans, e nemmeno la seguitissima pagina facebook di Roberto Saviano, ma un blog di un ragazzo che ha fatto dell'umiltà, del lavoro e dell'alta moralità, una ragione di Vita.

venerdì 24 febbraio 2017

OGGI E' COSI'

Ci sono giorni che hai l'ispirazione di scrivere, ogni spunto è buono per collezionare articoli su articoli, dipingere la storia della Vita, così nuda e cruda, raccontando le varie sfaccettature, manifestando emozioni e sentimenti che si annidano dietro ogni evento.
Altri invece, dove hai voglia di stare in silenzio, ascoltare il rumore del vento, guardare il vuoto che hai dentro, camminare contando fino a cento, o semplicemente vuoi stare spento.
Sto parlando di Stati d'Animo, una sfera così vasta che Freud l'ha studiata per una vita senza trarre grandi conclusioni. 
Difficile argomentare una discussione che non sfocia da nessuna parte, molto più semplice divagare e raccontare le proprie emozioni che variano e mutano come le previsioni del meteo.
Oggi è così, una linea piatta che ti attraversa il cuore come la spada di Damocle, una metafora che rappresenta l'insicurezza verso qualcosa che forse è più grande di te, quella stessa insicurezza che hai dentro come conseguenza di un paese che non ha grandi valori come riconoscenza e rispetto, dove la meritocrazia non esiste e dove tu diventi un semplice ingranaggio di un sistema che fa funzionare la macchina dei ricchi.
Oggi è così, dove ti vedi l'unico spettatore di una partita che meriterebbe di avere il tutto esaurito e che invece ha un solo pagante. Come vivere da soli in un'isola deserta, lontano da decisioni folli della politica, libero dalla schiavitù del lavoro così com'è stato pensato, distante dalla cattiveria dell'essere umano.
Oggi è così, come un ritornello di una canzone che ha il record di incassi, dove il testo parla di un ragazzo che è pieno di dubbi, perplessità, disilluso dal prossimo, tradito da se stesso e dalle sue scelte immature. 
Oggi è così, come un treno fermo ad un semaforo, aspettando che qualcuno ti dia il via, dove ogni fermata è sempre la stessa, in un percorso dove tutto ha un inizio e tutto una fine, come il capolinea ferroviario.
Oggi è così, come spesso, come sempre, tu da una parte, il mondo dall'altra, in una sfida impari dove pensare di vincere è solo utopia.

mercoledì 15 febbraio 2017

SARRI UNICO VERO ALLENATORE

Non voglio difendere la categoria degli allenatori dilettanti, non ho nessun interesse e non voglio alcun consenso, intendo fare delle considerazioni abbastanza realistiche e oggettive che esulano da personali visioni o interpretazioni tali da far diventare nero il bianco e viceversa.
Ritengo Maurizio Sarri il miglior allenatore al Mondo con giustificato motivo: considero il calcio professionistico una casta fatta da ex calciatori. Non tutti quelli che smettono di giocare a calcio desiderano rimanere in questo mondo sporco, ma molti di essi diventano Direttori Sportivi e Allenatori, di conseguenza ognuno ha la sua poltrona, un po' come la politica dove ognuno guarda i propri interessi.
Nel calcio professionistico non esiste meritocrazia, ma amici e amici degli amici i quali si scambiano favori pur di rimanere in un settore professionale prestigioso e ben remunerato.
Dati alla mano mi dicono che nel corso degli anni, ognuno di questi incarichi è stato ricoperto da ex calciatori professionisti, i quali, sfruttano il loro nome ma soprattutto la loro immagine pur di ricoprire panchine e scrivanie al fine di creare una casta dove nessuno è padrone di entrarvi, se non per evidenti meriti solo ed esclusivamente sportivi.
Il primo allenatore in grado di scalare la suddetta graduatoria e superare quel maledetto "divieto d'accesso" è stato Arrigo Sacchi. La sua gavetta non durò tantissimo, il suo calcio non passò inosservato ad un certo Silvio Berlusconi che lo portò al Milan e vinse tutto grazie alle sue innovazioni legate alla tattica difensiva della zona, con pressing e fuorigioco annesso.
Dopo circa un ventennio un'altro allenatore dilettante è riuscito a varcare la zona rossa, una vasta area di confine disseminata da mine esplosive che separa il dilettantismo dal professionismo, egli è Maurizio Sarri, l'attuale allenatore del Napoli.
Il trainer partenopeo si è guadagnato il paradiso dopo una lunghissima gavetta che lo ha visto allenare in tutte le categorie: per chi non conosce il mondo dei dilettanti è difficile calarsi nella parte e capire usi e costumi di un ambiente difficile e disparato. Campi spelacchiati, tribune vuote, colori sociali spesso simili ad un arcobaleno. Ci si allena col freddo delle ore 19:00, puntualità poca, ignoranza tanta.
Palloni sgonfi e spesso consumati, compressori bruciati, spogliatoi stretti, docce che non funzionano, acqua fredda, pisciatoi sporchi, reti bucate, giocatori assenti per malattia (sospetta).
Questo è solo il contorno di un clima pretenzioso dove parlano persino i muri, in uno scenario dove il tempo è sempre poco e i problemi sono sempre tanti.
Il dilettantismo è poesia, arte per qualcuno, cultura per altri. E poi c'è chi vuole arrivare, ma ha una sola possibilità: vincere sempre.
Nei dilettanti c'è invidia, gelosia, cattiveria, e tu non hai avvocati difensori se non il grande lavoro sul campo che sancisce la tua vittoria finale, come ogni anno, come in ogni categoria.
Per emergere devi essere allo stesso tempo un perfezionista, un tattico, un tecnico, un motivatore, un medico, un preparatore atletico, un psicologo, ma soprattutto un fortunato. Non ti vuole nessuno se non per la tua nomea da vincente. Se cadi non aspettavano altro, se vinci hai la fortuna di continuare l'ascesa verso lidi migliori.
Sto parlando della lunga storia di Maurizio Sarri, tante le sue tappe: Stia, Faellese, Cavriglia, Antella, Valderna, Tegoleto, Sansovino, Sangiovannese, Pescara, Arezzo, Avellino, Verona, Perugia, Grosseto, Alessandria, Sorrento, Empoli e infine Napoli, passando per un posto a tempo indeterminato da banchiere, alla scelta di fare l'allenatore a tempo pieno.
Non oso immaginare quanto ne sappia Sarri di calcio, un mondo di nozioni da far rabbrividire l'enciclopedia Treccani. Una laurea a pieni voti conquistata prima sui campi di periferia e poi man mano sugli stadi della provincia, finendo sulla grande piazza di Napoli.
Un concentrato di sapere che rimarca in più occasioni la sua grande preparazione sportiva e calcistica, dove nulla di tutto questo ha a che vedere con il sistema costruito e sorretto dagli ex calciatori di Serie A che da pochi mesi hanno appeso le scarpe al chiodo.
Il divario pare enorme, ragion per cui ritengo Sarri il migliore, il più competente, un vero Maestro di calcio di fronte ai tanti bluf patentati che pur di allenare sfruttano l'immagine creatasi da calciatori.
Real Madrid contro Napoli in una partita dove il pronostico è già segnato, Sarri permettendo........





giovedì 9 febbraio 2017

IL BULLISMO UCCIDE

Quante volte abbiamo sentito dire che le parole fanno più male di uno schiaffo.
Partendo da questa frase vorrei condividere con voi la mia riflessione quotidiana: partiamo dal principio che il bullismo uccide, il cyberbullismo ancora di più. Un fenomeno così vasto che tocca da vicino ognuno di noi.
Vite spezzate, ferite aperte, comportamenti che mutano, anime tristi, questo è il lungo bollettino da guerra che il bullismo è in grado di fare. Di storie ne abbiamo sentite tante, tutte con un triste epilogo, l'arma letale è sempre la stessa. 
Tutto ha inizio sui banchi di scuola, qualche presa in giro che dapprima passa per uno scherzo, con il passare del tempo diventa uno strazio. E' il branco che sceglie la sua preda, la più debole, quella più indifesa. Ogni giorno lo stesso spartito: un gruppo di scemi da una parte, una ragazzina indifesa dall'altra, e tanti spettatori silenti nel mezzo, i quali non vedono, non sentono e non parlano, proprio come fanno i mafiosi.
Quando si parla di bullismo si parla di branco, ragazzi che da soli non farebbero del male ad una mosca, ma che insieme possono uccidere. Vogliano sentirsi forti a discapito di qualcuno, non hanno la maturità di un quarantenne e nemmeno il self control di un pugile professionista. 
Il sentimento che li accomuna è un'innata cattiveria verso qualcuno, un profondo disagio che li accompagna da quando sono piccoli, una frustrazione che sfocia in violenza quasi sempre verbale ma che non conosce nè limiti nè pause, nè conclusioni.
Il bullismo esiste ed esiste davvero, non è nè una metafora nè un romanzo, ma un fenomeno così drammatico che chi lo subisce avrà danni permanenti, del resto alcune ferite che non si chiudono mai. C'è chi di bullismo è morto, molti ragazzi non ce l'hanno fatta a superare tutto il male che per decenni hanno dovuto subire. Di solito chi soffre non parla, si sente in difetto, capisce di essere fragile e di questo si fa anche un colpa. 
Il maltrattamento psicologico inflitto alle vittime è così forte da causare traumi irrecuperabile per qualsiasi psichiatra, ragion per cui prevenire il bullismo diventa azione primaria. Ma se da un lato sensibilizzare gli studenti diventa impresa assai ardua, dall'altro diventa imprescindibile formare i docenti al fine di vigilare e reprime sul nascere azioni che potrebbero nuocere gravemente alla salute.

mercoledì 8 febbraio 2017

UNA POESIA SCRITTA A MANO

Mi capita spesso di pensare al passato, quando ero bambino e giocavo spensierato nei vicoli del mio paese natio. Erano i favolosi anni '90, dove per me, la Vita, rappresentava un gioco continuo alla ricerca della vittoria. Volevo primeggiare in tutto: nel calcio, nelle gare di velocità, nei giochi delle feste di paese, nel tiro alla fune, insomma ero un atleta completo.
Volevo vivere una vita intera giocando, o fare del gioco il mio lavoro, magari diventando un calciatore di livello, o fare l'insegnante di educazione motoria. Il mio primo desiderio si è interrotto a causa di un brutto infortunio al ginocchio quando militavo tra le file della Reggina, mentre il secondo desiderio non è stato raggiunto perchè a 20 anni ho fatto scelte diverse.
Non posso dire che il destino ha scelto per me, sono stato l'artefice del mio futuro facendo scelte che in quel momento mi sembrano quelle più giuste, anche se a 20 anni non avevo la maturità per capire cosa volevo realmente dalla vita.
In realtà volevo solo giocare,  chiudermi nel mio piccolo mondo grande quanto un campo da calcio, e prendere le distanze dai brutti giri della politica,  del malaffare, della schiavitù del lavoro, dai carrieristi del mestiere. 
Non ho mai seguito la moda, e nemmeno i rigidi schemi della vita, anche se sono stato fortemente condizionato da un ambiente che ti voleva dapprima un ragazzo modello, uno studente secchione, un lavoratore incallito, e poi un marito, padre e nonno esemplare, proprio come si scrive nel manifesti che sanciscono la tua morte.
Nonostante una marea di conoscenti, ritengo di avere pochi amici, ragion per cui passo le mie giornate praticamente da solo. Mi fermo spesso a riflettere e pensare quale sia la soluzione giusta ai continui problemi che la vita ti presenta: non ho trovato la ricetta magica, e spesso sono in balia degli eventi, proprio come un naufrago che aspetta di essere salvato.
Sorrido spesso, come un novantenne che aspetta la sua ora, un sorriso ironico, sarcastico, come per dire: siete solo un branco di illusi, mediocri e sopravvalutati.
Una generazione che prima ha illuso se stessa e poi i propri figli, a discapito della verità, costruendo dei mostri che uccidono i loro genitori, o come spesso avviene uccidono se stessi.
Sono giovani ragazzi che guardano il loro futuro pensando al passato, proprio come si dice nel calcio: "anche quest'anno vincete l'anno prossimo". Metafore e aforismi che spesso sconfinano e sfociano in sua Maesta "la Poesia" dove Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci i sui maestri.
Sei nella terra fredda, sei nella terra negra, nè il sol più ti rallegra, nè ti risveglia amor.




martedì 7 febbraio 2017

FELICITA'

Se dovessi dare un valore al mio tempo, al mio spazio, alle mie abitudini, direi che niente al mondo potrebbe avere un prezzo così alto per comprare anche un solo secondo del mio vissuto.
So si essere una persona umile, ma non per questo mi sottovaluto, anzi, mi ritengo una persona dal valore inenarrabile, un valore aggiunto dal valore indefinito.
Il valore di una persona si vede dalla sua grandezza di animo, dalle sue gesta, dalle sue qualità di dare più che ricevere, ed io in questi anni credo di aver dato tanto.
Il blog non è altro che un diario personale dove racconto me stesso, dove pensieri e parole partono dal cuore e finiscono sulle pagine di questo spazio così caro alla mia persona in quanto attraverso questa pagina manifesto i miei stati d'animo ma soprattutto le mie emozioni e i miei sentimenti.
Esternare le proprie vicissitudini non è cosa facile: i cantanti si raccontano con le canzoni, gli sportivi attraverso le gare, io racconto la mia vita tramite un blog personale, dove non ho la pretesa di essere letto, ma consapevole di dare a me stesso quel quid in più per andare avanti.
Ognuno di noi raggiunge la felicità attraverso l'amore corrisposto verso un'altra persona: provate per un momento a pensare di raggiungerla solo grazie a voi stessi, vi dico subito che non sarà semplice; se fate gli allenatori non basteranno un miliardo di vittorie per rendevi veramente felici.
A volte capita di andare a dormire da Campione e il giorno dopo svegliarti da coglione, mi è successo spesso. Non capivo come mai l'emozione del trionfo avesse una durata così breve, così effimera di fronte alla grandezza del capolavoro appena compiuto. In breve tempo tutto tornava alla normalità, come se quella vittoria fosse un lontano ricordo.
Allora ti accorgi che nella vita di tutti i giorni non c'è mai niente di scontato, e la felicità non ha ragioni profonde, non è una conseguenza di un evento, e soprattutto non conosce confini, limiti o barriere.
Si può essere felici con poco, o infelici pur avendo tanto, in un sistema diverso dalle leggi matematiche dove alla x corrisponde sempre la y, proporzionale solo a se stesso, dove la sfera emotiva e quella razionale sono solo lontani parenti.

lunedì 6 febbraio 2017

VOGLIAMO GIOCARE

Ci sono storie che meritano di essere raccontate, sembrano romanzi, e a volte lo sono. Più che romanzi la Vita ha voluto creare 2 leggende: Agassi da una parte e Sampras dall'altra.
L'eterna sfida che ha visto i due numeri uno in un ring di emozioni che rimangono indelebili nella mente di tutti gli sportivi.
Due che, da quando hanno dieci anni, sono abituati ad incontrarsi e a cercare di battersi. Due che hanno emozionato il pubblico ancora prima di sfidarsi. Due che sono abituati ad essere i favori. Due campioni che il Tennis ha rubato alla concorrenza. Due che il computer, nella sua matematica esattezza che considera gli ultimi dodici mesi e non l’ultimo decennio, ha messo spesso contro in un quarto di finale qualsiasi, non potendo comprendere che Agassi e Sampras è sempre, inevitabilmente, una finale.
E' la grande magia dello Sport, quel divertimento che vorremmo barattare con il lavoro frenetico del 20esimo secolo, dove lo stress uccide, dove la libertà è seriamente compromessa, dove giocare è l'unica cosa che conta.
Lo Sport, come ragione di Vita, ma anche come unico rimedio per tenersi in forma, liberando la mente da stupidi ragionamenti che servono solo ad arricchire i nostri padroni. Lo Sport ci nutre di quei sentimenti che abbiamo bisogno, dove il senso di libertà è così ampio da renderci veramente felici di vivere l'unica vita che abbiamo.
In una scuola che annulla la fantasia dei bambini, in una società che non ha tempo per giocare, con una costituzione fondata sul lavoro, dove viene difficile immaginare una vita diversa da questa: bambini obesi che faticano ad indossare una maglietta, bombardati da numeri che servono soltanto per giocare la schedina, rinchiusi per 10 ore in un'aula ad ascoltare come la marmotta confezionava la cioccolata, derubati dell'unica infanzia che hanno, privati dello Sport, che oltre a rendere liberi, aiuta testa e cuore a diventare persone migliore. Un gioco che sembrerà banale, ma è l'unica cosa che abbiamo bisogno.



venerdì 3 febbraio 2017

A VOCE ALTA

Riflessioni e pensieri fanno parte del mio modo di essere, difficilmente mi soffermo sui fatti di cronaca che tutti i giorni imbrattano la nostra quotidianità, urtando anche di molto la nostra sensibilità, Mi piace parlare del sistema, usi e quei costumi che trasversalmente toccano tutti i punti, da nord a sud.
A volte o troppo spesso parlo di sentimenti, emozioni e tutto quello che narra la sfera interiore dell'essere umano, trascurando me stesso, ponendo la mia persona dopo quella degli altri, consapevole che quest'ultimi mi hanno arrecato solo problemi.
E' la vita di tutti i giorni che mi ha disilluso, troppa gente falsa intorno a me, o semplicemente soggiogata dalla mania del sapere.
Sono una persona che accetta consigli da tutti, ma le morali no, specie da gente che non sa nemmeno di cosa sta parlando.
Nella mia personale visione, reputo che ognuno ha il diritto di sbagliare: a tutti i livelli e in ogni settore, ma nessuno ha il diritto di giudicare, perchè chi giudica sbaglia 2 volte.
Purtroppo o per fortuna, mi sento una persona sensibile, ma col tempo ho capito che: il mio buonismo, la mia disponibilità, la mia gentilezza, il mio perbenismo, in un ambiente che disprezza invece di apprezzare, in un contesto che annulla invece di valorizzare, in un posto dove il bicchiere è sempre mezzo vuoto, dove tutto è squallido e privo di sentimenti, dove tu sei un numero come la maglia che indossi, è tutto sprecato.
Ed è a voce alta che manifesto i miei pensieri, ad un mondo che immaginavo diverso, sorretto da invidia e gelosia, cattiveria e malvagità, dove il male e il bene si sfidano in una partita che non ha mai fine, alimentata dall'egoismo dei cattivi dai una parte, e dall'altruismo dei buoni dall'altra.
Una continua e prolungata dimostrazione di essere uno migliore dell'altro, con l'unica differenza che il palcoscenico non è una pista olimpionica, ma un lurido tavolo da bar dove gli argomenti variano come le carte che ti ritrovi in mano dopo un giro di briscola e tressette.
Verità che s'incrociano e s'insabbiano per paura di brutte figure, in un'immaginario dove ognuno difende le proprie scelte anche contro l'indifendibile, già, l'indifendibile colpa di fare qualcosa più grande di te, in un contesto dove, pur di apparire, ti sei inventato un mestiere.