martedì 31 gennaio 2017

THE END

Se immaginiamo la Vita come un film, ognuno di noi interpreta un ruolo ben definito, in linea con i propri sentimenti e la propria natura. L'unica differenza è che in una fictions la parte viene assegnata dal regista, nella Vita invece la nostra parte è delineata dal carattere, dal passato, da madre natura.
Lo scenario che ne viene fuori è una continua menzogna costruita ad arte per ingannare gli ignari telespettatori, che ingenui, vengono attratti e affascinati da un vero Romanzo criminale.
Tanti telespettatori hanno fatto di criminali spietati dei miti da copiare: oggi assistiamo ad un diffuso e inequivocabile sistema di potere dove ognuno vuole assumere le redini come i più grandi Boss di mafia che il mondo televisivo ci propina.
I più innovativi magistrati e procuratori credono che i films generano violenza, io credo che in parte è vero, ma è ancora più vero che molti anni fa non esistevano i grandi schermi, mentre la violenza esiste da secoli.
Basta fare delle semplici considerazioni per etichettare i tanti personaggi che girano intorno alle nostre vite: è vero che Totò Riina è stato un assassino feroce, un delinquente senza pietà, un essere spregevole, ma è anche vero che di Totò Riina accanto a noi ne abbiamo tanti. Forse non uccidono, ma allo stesso tempo, come i mafiosi, sono dei vigliacchi, non hanno onore, ti sparano alle spalle, non hanno regole e nemmeno il coraggio di dirti la verità.
Se nei film il finale quasi sempre propende per un esito benevolo, nella Vita l'epilogo è quasi sempre nefasto: quando la menzogna è incontrollata, come nella vita di tutti i giorni, quando la sincerità appartiene solo ai bambini, quando la bugia prevale su ogni altra cosa, quando il modo di porci è finalizzato ad un obiettivo, quando l'unico regista diventa la nostra coscienza, allora quello è il punto di non ritorno. The End



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