venerdì 3 febbraio 2017

A VOCE ALTA

Riflessioni e pensieri fanno parte del mio modo di essere, difficilmente mi soffermo sui fatti di cronaca che tutti i giorni imbrattano la nostra quotidianità, urtando anche di molto la nostra sensibilità, Mi piace parlare del sistema, usi e quei costumi che trasversalmente toccano tutti i punti, da nord a sud.
A volte o troppo spesso parlo di sentimenti, emozioni e tutto quello che narra la sfera interiore dell'essere umano, trascurando me stesso, ponendo la mia persona dopo quella degli altri, consapevole che quest'ultimi mi hanno arrecato solo problemi.
E' la vita di tutti i giorni che mi ha disilluso, troppa gente falsa intorno a me, o semplicemente soggiogata dalla mania del sapere.
Sono una persona che accetta consigli da tutti, ma le morali no, specie da gente che non sa nemmeno di cosa sta parlando.
Nella mia personale visione, reputo che ognuno ha il diritto di sbagliare: a tutti i livelli e in ogni settore, ma nessuno ha il diritto di giudicare, perchè chi giudica sbaglia 2 volte.
Purtroppo o per fortuna, mi sento una persona sensibile, ma col tempo ho capito che: il mio buonismo, la mia disponibilità, la mia gentilezza, il mio perbenismo, in un ambiente che disprezza invece di apprezzare, in un contesto che annulla invece di valorizzare, in un posto dove il bicchiere è sempre mezzo vuoto, dove tutto è squallido e privo di sentimenti, dove tu sei un numero come la maglia che indossi, è tutto sprecato.
Ed è a voce alta che manifesto i miei pensieri, ad un mondo che immaginavo diverso, sorretto da invidia e gelosia, cattiveria e malvagità, dove il male e il bene si sfidano in una partita che non ha mai fine, alimentata dall'egoismo dei cattivi dai una parte, e dall'altruismo dei buoni dall'altra.
Una continua e prolungata dimostrazione di essere uno migliore dell'altro, con l'unica differenza che il palcoscenico non è una pista olimpionica, ma un lurido tavolo da bar dove gli argomenti variano come le carte che ti ritrovi in mano dopo un giro di briscola e tressette.
Verità che s'incrociano e s'insabbiano per paura di brutte figure, in un'immaginario dove ognuno difende le proprie scelte anche contro l'indifendibile, già, l'indifendibile colpa di fare qualcosa più grande di te, in un contesto dove, pur di apparire, ti sei inventato un mestiere.

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