mercoledì 8 febbraio 2017

UNA POESIA SCRITTA A MANO

Mi capita spesso di pensare al passato, quando ero bambino e giocavo spensierato nei vicoli del mio paese natio. Erano i favolosi anni '90, dove per me, la Vita, rappresentava un gioco continuo alla ricerca della vittoria. Volevo primeggiare in tutto: nel calcio, nelle gare di velocità, nei giochi delle feste di paese, nel tiro alla fune, insomma ero un atleta completo.
Volevo vivere una vita intera giocando, o fare del gioco il mio lavoro, magari diventando un calciatore di livello, o fare l'insegnante di educazione motoria. Il mio primo desiderio si è interrotto a causa di un brutto infortunio al ginocchio quando militavo tra le file della Reggina, mentre il secondo desiderio non è stato raggiunto perchè a 20 anni ho fatto scelte diverse.
Non posso dire che il destino ha scelto per me, sono stato l'artefice del mio futuro facendo scelte che in quel momento mi sembrano quelle più giuste, anche se a 20 anni non avevo la maturità per capire cosa volevo realmente dalla vita.
In realtà volevo solo giocare,  chiudermi nel mio piccolo mondo grande quanto un campo da calcio, e prendere le distanze dai brutti giri della politica,  del malaffare, della schiavitù del lavoro, dai carrieristi del mestiere. 
Non ho mai seguito la moda, e nemmeno i rigidi schemi della vita, anche se sono stato fortemente condizionato da un ambiente che ti voleva dapprima un ragazzo modello, uno studente secchione, un lavoratore incallito, e poi un marito, padre e nonno esemplare, proprio come si scrive nel manifesti che sanciscono la tua morte.
Nonostante una marea di conoscenti, ritengo di avere pochi amici, ragion per cui passo le mie giornate praticamente da solo. Mi fermo spesso a riflettere e pensare quale sia la soluzione giusta ai continui problemi che la vita ti presenta: non ho trovato la ricetta magica, e spesso sono in balia degli eventi, proprio come un naufrago che aspetta di essere salvato.
Sorrido spesso, come un novantenne che aspetta la sua ora, un sorriso ironico, sarcastico, come per dire: siete solo un branco di illusi, mediocri e sopravvalutati.
Una generazione che prima ha illuso se stessa e poi i propri figli, a discapito della verità, costruendo dei mostri che uccidono i loro genitori, o come spesso avviene uccidono se stessi.
Sono giovani ragazzi che guardano il loro futuro pensando al passato, proprio come si dice nel calcio: "anche quest'anno vincete l'anno prossimo". Metafore e aforismi che spesso sconfinano e sfociano in sua Maesta "la Poesia" dove Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci i sui maestri.
Sei nella terra fredda, sei nella terra negra, nè il sol più ti rallegra, nè ti risveglia amor.




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