venerdì 7 aprile 2017

QUESTIONE DI VITA O DI MORTE

Ci sono tante parole che vengono usate nell'arco della nostra interminabile giornata, ma il fatto è che nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti, i banali luoghi comuni possono essere questioni di vita o di morte, quest'ultimo, uno dei più abusati luoghi comuni della retorica della Vita.
Ed è propria la morte che in questi giorni ha preso le redini del gioco oscurando il calcio, visto come un interminabile susseguirsi di emozioni, colpi di scena, imprese e sopratutto ricordi.
In questi giorni di agonia, l'aria è irrespirabile, le percezioni non sono per tutti uguali, ma ci sono dinamiche dove ognuno si sente in dovere di esclamare, urlare, gridare, affermare, a volte persino con enfasi, che Adriano Gazineo era un amico, e se non era un amico era comunque un amico dell'amico, o ancora, una persona che nel suo breve tragitto di Vita ha lasciato più di qualcosa. Ed è per questo che ci sentiamo tutti toccati, chi più chi meno, da una morte che poteva colpire chiunque.
Quell'amaro destino di un uomo che non amava stare sotto i riflettori, una persona umile che non amava parlare nè di sé nè degli altri, agendo come un eroe altruista.
Adriano parlava come se avesse sacrificato sé stesso, e pezzi di sé, per permettere agli altri di spiccare. Adriano era cosi, una persona che andava conquistata piano piano, sconfinando nel campo semantico del romanticismo nel senso stretto del termine.
Adriano andava sempre oltre, e andare al di là del lecito, se lo si fa per gli altri, allora può diventare legittimo, persino giusto, specialmente se alle radici, c'è un significato di amicizia che è sostenuto da ragioni ben profonde.
Per una persona come Adriano,  arrivare a realizzare il proprio sogno tardi, solo passando dalla porta di servizio, era uno stimolo di Vita non indifferente. Forse, nel suo cuore aveva il forte bisogno di dover continuamente dimostrare la propria utilità. Cosa che forse portava Adriano alla totale noncuranza di ciò che era giusto o sbagliato pur di dare un piccolo vantaggio in più alla propria causa, che alla fine era la Nostra causa, un arrivismo che apparteneva più a me che a lui, ma dove lui era una figura imprescindibile, dove per lui l'unico obiettivo era un senso di soddisfazione, un po' quello che provano i genitori per i propri figli quando questi raggiungono un traguardo importante come potrebbe essere l'8 in pagella, una laurea o qualcosa da lodare.
Da qui una certa impermeabilità alla fama, Adriano non ha rilasciato quasi mai interviste, parlava controvoglia, non cambiava taglio di capelli, aveva solo un account sui social. Non era amante della tecnologia, non aveva un computer, e il cellulare moderno l'aveva acquistato solo per farmi un favore.
Per quanto Adriano sia indispensabile per far brillare questa Vita, la coscienza, persino esagerata, dei propri limiti lo ha portato a immolarsi, calcisticamente, umanamente e a livello di immagine, per il bene mio, di sua mamma e per gli amici più stretti.
Apprezzando la sua umiltà, il fatto che sapeva vivere senza dover essere il protagonista. Ma dove ognuno di noi sa, che senza di lui, non possiamo più fare molte delle cose che siamo stati in grado di fare.

2 commenti:

Unknown ha detto...

Parole bellissime. Le condivido perchè lo conoscevo. Sicuramente da lassù dirà: << Però, quantio mi volevano bene!!! >> e ne sarà felice, con quel "senso di soddisfazione" di cui tu parli. E poi direbbe: << Ragazzi, continuate! Insegnate calcio. Fate del bene ai ragazzi!!!
ciao
Dino Giacomelli

Tiziano Calabrese ha detto...

Sono riuscito solo ora a leggere le tue parole. Scusa se ti do del tu ma, essendo stato Adriano un amico comune, mi sono permesso di farlo. Io conoscevo da tanti anni e sono felice di sapere che le sue qualità umane, che a me erano note solo al di fuori del mondo del calcio, siano riuscite ad esprimersi e portare le sue azioni al successo e al servizio degli altri. Come amico ti ringrazio per averlo ricordato così e per aver rivelato alcuni suoi aspetti che ,"nella trincea del quotidiano" , sfuggivano persino alle persone a lui vicine. Grazie di cuore, Tiziano