sabato 5 maggio 2018

LA FORTUNA DI ALLEGRI

In una partita tesa, confusa e grandemente dilatata (102 minuti in tutto), sabato a San Siro, per la prima volta da quando è alla Juventus, Massimiliano Allegri è sembrato incerto di fronte alle difficoltà della sua squadra. Nel dopo-partita, Allegri ha ribadito il concetto che gli è più caro, che nel calcio i giocatori contano più degli schemi e che nelle fasi decisive di un campionato, per i giocatori la tecnica individuale conta più della testa, che a sua volta conta più delle gambe.
Forse Allegri ci sta dicendo che nei momenti di massimo stress, fisico, mentale e emotivo, i giocatori si affidano a ciò che hanno di più istintivo, si affidano al gesto tecnico che hanno interiorizzato in anni di addestramento. Ma non è forse vero che attraverso l’allenamento è possibile introiettare anche un’organizzazione di gioco che funzioni da salvagente nelle situazioni di crisi?
È un argomento che può aprire un dibattito culturale, persino filosofico, sul quale si potrebbe discutere per anni senza giungere ad alcuna conclusione definitiva. Allegri ha comunque dimostrato in questi anni di essere maestro delle letture a gara in corso, e i risultati sono dalla sua parte, indipendentemente se vincerà o no questo titolo.
Molti ricorderanno il monologo iniziale di Match Point, film di Woody Allen del 2005: «Chi disse: “Preferisco avere fortuna che talento”, percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde».

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