venerdì 24 aprile 2020

24 APRILE 1983

Questa è la storia di uno scrittore fallito, anche se nella mia Vita non ho mai desiderato fare lo scrittore. La gente ama gli aforismi, le battute, le metafore, le parole ad effetto, non 250 pagine di un libro che per leggerlo ci vuole la lente d'ingrandimento.
Nella Vita volevo fare il giocatore di calcio. Un sogno di tutti i bambini certo, però io avevo delle qualità innate. A 12 anni già alla Reggina come se fossi un predestinato, poi un maledetto infortunio mi precluse quel grande futuro che sognavo. Mi rimasero quei pochi campionati tra Eccellenza e Promozione in attesa di un lavoro che mi consentisse di vivere un domani dignitoso.
Ricordo con piacere gli anni della spensieratezza, anche se non ho avuto mai il cervello libero, però ogni tanto mi godevo quei momenti di follia quotidiana, come quando si saltava la scuola per andare a ballare al Maharaja di Gallico Marina, oppure al Boowling di Reggio Calabria. Non ho mai avuto una lira in tasca ma ogni tanto mi concedevo un bel panino alla Villeggiante oppure dal famoso Charlie. 
Di amici ne ho avuti tanti, e tutti mi portavano un certo rispetto. Io sempre col capello ingellato, con jeans e magliette aderenti ad esaltare un fisico costruito grazie ai quotidiani allenamenti in quel del Sant' Agata, anche se ero fisicato di mio.
Gebbione, Viale Quinto, Corso Garibaldi, Via Marina, questi erano i luoghi maggiormente frequentati, anche se io da ragazzo libero non amavo nessun quartiere, giusto una passeggiata e via.
A quei tempi seguivo il ciclismo, erano gli anni di Marco Pantani, delle grandi tappe di montagna, un uomo che aveva le ali. La sua morte mi segnò molto e smisi di seguire le 2 ruote.
Erano gli ultimi anni di svago, poi una domanda nell'esercito cambiò letteralmente la mia Vita. Sono passati 17 anni da allora, ma questa è un'altra storia.

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