lunedì 11 marzo 2019

LIRACOIN SOGNANDO LA LIBERTA'

Pochi giorni fa ho scommesso su questa moneta virtuale, o meglio, una criptovaluta.
Non sono un esperto in economia finanziaria, ma ho voluto investire su un prodotto che nel tempo potrebbe darmi la libertà che cerco.
Scrivo da anni, lo sapete, cercando quella libertà che fino ad oggi non ho trovato. Cerco quotidianamente di scoprire la verità, di capire a quali leggi sottostiamo.
Non è facile, sembra tutto casuale, ma nella casualità c'è sempre un filo logico, un po' come la teoria del caos. Sono in pochi in questo mondo a darti un'opportunità, un'occasione, e allora devi dartela da solo.
Combattendo, giorno dopo giorno, consapevole che sarà sempre una sfida, impari, ma pur sempre una battaglia dove tu combatti a mani nude, ma con tanto cervello a seguito.
E' l'intelligenza il motore di tutto, specie in un mondo dove l'essere umano risulta mediocre, ignorante, superficiale, disattento, dis, dis e poi ancora dis.
E' una continua evoluzione sostenuta da uno studio maniacale verso tutto quello che è Vita.
Chiedersi costantemente perchè, come, quando, dove, è di per sè un atto di consapevolezza, una presa di coscienza, una ragione in più per trovare le risposte ad ogni domanda.
Non esiste la fortuna, esiste un modo segreto per portare a se benessere e ricchezza.
Non esiste il destino, esiste un modo per costruire e proiettare nel futuro la propria vita.
Oggi più di ieri, la mia energia è incanalata in un percorso difficile ma allo stesso tempo bello e avvincente, dove l'immaginazione mi porta a vivere un futuro roseo e ricco di soddisfazioni.
Vedete, il mio futuro è già stato scritto, rafforzato da convinzioni forti, incoraggiato dalla lettura, dal pensiero che genera materia, da automatismi mentali, abitudini e stile di vita dove l'amore è la parte più importante dell'insieme. L'amore, inteso come il dare ad ognuno il giusto valore delle cose, la giusta considerazione, i giusti meriti, affermando con forza che siamo mediocri, ma straordinariamente unici.

martedì 5 marzo 2019

A TE LE CERTEZZE

Ci sono alcuni momenti dell'anno dove sei ispirato e qualsiasi cosa tu possa scrivere, questa, diventa un capolavoro. Un po' come nella vita quando ti va tutto bene anche se non presti particolare attenzione, sei come l'asso pigliatutto, un po' per fortuna, un po' per casualità, oppure semplicemente destino, anche se al destino non ci ho mai creduto, tutto ti riesce alla grande.
Poi ci sono altri momenti dove l'unica ispirazione che immagini dentro di te è un tramonto: pensi a quel sole che piano piano si allontana, perdendo quella luce splendente, abbassandosi lentamente fino a scomparire dietro l'infinito.
Non è nient'altro che uno stato d'animo, un rapporto diretto tra te e i tuoi pensieri. Una parte di se che osserva se stessa.
E' l'insieme delle situazioni che cambiano minuto dopo minuto dove il passato non conta più, e dove il presente prende il sopravvento materializzandosi con le sue azioni spesso contrastanti.
Ti chiedi se esiste una linea che collega ieri con domani, non la vedi ma c'è. E' un filo diretto che ti porta ad essere quello che sei, catapultato in un mondo dove reciti la tua parte migliore, proiettando la tua Vita futura con le esperienze vissute in passato.
Ragioni e pensi come ti hanno insegnato a fare, ti comporti come chi ti ha dato gli esempi quando eri piccolo,  praticamente sei un mix di genetica, ambiente e condizionamenti.
Di te c'è poco, almeno fin quando non scopri il talento che hai dentro, ma spesso rimani così per tutta la Vita, così, come il prolungamento della Vita degli altri, e tu che non hai avuto il coraggio di ribellarti, rimarrai con quei sensi di colpa che ti accompagneranno per sempre.
Oggi più di ieri, sei in balia degli eventi, le certezze che avevi te l'hanno fatte perdere mano a mano, e tu non avevi nient'altro che quelle. 
Parole al vento, no, si dice che la Vita s'impara con il tempo, come una lunga partita a scacchi, dove tu sai bene che nonostante un avversario forte, alla fine sei sempre tu a trionfare.
Certezze, quelle uniche cose che hai da quando sei nato e che a volte hai dato in pasto agli altri. Certezze, come quelle che ti hanno permesso di essere quello che sei. Certezze, anche a costo di passare per presuntuoso e spavaldo. E poi con chi, con quei 4 cafoni che ti osservano? No, con chi, con quei 4 imbecilli che ti giudicano? No, con chi, con quei 4 invidiosi che ti vogliono umile?
Sappi che l'umiltà ha fatto già troppe vittime, sono i convincimenti che ti rendono forte, giusti o sbagliati che siano.




sabato 16 febbraio 2019

COSA PUO' DARE ICARDI ALLA JUVENTUS

Se c’è un attaccante in grado di affiancare Cristiano Ronaldo questo è senza dubbio Mauro Icardi.
L’attaccante argentino dopo la rottura con l’Inter è il primo obiettivo della Juventus che sta programmando un grande futuro. La vecchia Signora vuole rinforzarsi un po’ in tutti i reparti, ma è il reparto offensivo quello più attenzionato da Paratici, ma vediamo perché:
La Juventus è la squadra che segna di meno in rapporto alle occasioni create, il cannoniere è Cr7 che va in gol in qualunque modo, ma è evidente che il portoghese va meglio quando gli spazi centrali vengono occupati da un centravanti puro, Benzema al Real, Mandzukic in questi primi 6 mesi. Cristiano ha bisogno di un uomo di peso davanti, l’esperimento con Dybala è fallito, il fantasista sarà ceduto a fine anno, la difficile collocazione tattica ha spinto Allegri ad altre gerarchie. Bocciato il 442 con i 2 top player davanti, bocciato nel 433 dove Paolo non è mai stato a proprio agio, bocciato nel 4231 dove Ronaldo è un punto di riferimento solo sulla carta.
Il campione argentino ha faticato anche da trequartista nel 4312 dove è mancato il raccordo tra centrocampo e attacco, ma soprattutto è mancata a Paolo la vicinanza con la porta.
L’argentino è un campione indiscusso che primeggia a livello mondiale nella fantasia, nel dribbling, nel senso del gol, nei gesti balistici ma con l’arrivo di Ronaldo sono cambiati anche gli equilibri di squadra. Non a caso Dybala era il capocannoniere della Juve fino alla stagione scorsa, quest’anno purtroppo è rimasto troppe volte ingabbiato nei rigidi compiti assegnati da Allegri in fase difensiva.
Dybala diventerà il nuovo Messi ma non alla Juve.
Nelle volte che la Juve è scesa in campo con Ronaldo, Dybala, Mandzukic in una sorta di 433, era il croato a ripristinare la linea a 4 di centrocampo in fase difensiva, un lavoro troppo dispendioso per un attaccante che deve riempire l’area di rigore.
Area di rigore che sarà riempita da Icardi nella prossima stagione, l’argentino è un classe 93, forte di testa, bravo ad attaccare la profondità e giocare d’appoggio, ideale per il 433 che la Juve ha in mente.
Icardi all’Inter è stato utilizzato come unica punta, ha sofferto spesso di solitudine ma non è un solista.
Di gol ne ha sempre fatti tanti nonostante le poche palle che passavano nell’ultimo terzo di campo.
Alla Juventus può dare tanto, e soprattutto potrebbe fare il definitivo salto di qualità in una squadra costruita per vincere che gli consentirebbe di diventare uno degli attaccanti centrali più forti al mondo.

mercoledì 30 gennaio 2019

LA POPOLARITA' DELLA PREMIER LEAGUE

Il campionato per antonomasia è ancora primo per distacco.

Che la Premier League fosse il campionato di calcio più bello del mondo è un'affermazione fin troppo banale per gli appassionati di calcio. Ma cosa rende questa regular season così esteticamente superiore agli altri campionati europei?
I clubs possono sfruttare i proventi che riguardano le entrate derivanti dai diritti tv: la suddivisione ha previsto innanzitutto una parte di proventi comune a tutti i club. Si tratta di circa 80 milioni di sterline a squadra (per un totale di oltre 1,5 miliardi), soldi derivanti dai ricavi nazionali, internazionali e dai ricavi commerciali relativi ai diritti tv.
Una solida base economica che permette a tutti i clubs di essere molto competitivi nel calciomercato internazionale, innalzando di molto la qualità tecnica della propria rosa con giocatori di assoluto valore.

UN CALCIOMERCATO DA 900 MILIONI DI EURO
A tanto ammonta la campagna di rafforzamento dei 20 club inglesi, la leadership è del Liverpool che ha speso 170 milioni di euro pur di colmare il gap con i Campioni in carica del Manchester City, e i risultati sportivi sembrano essere direttamente proporzionali con gli investimenti fatti in sede di campagna acquisti: la squadra di Klopp è prima in classifica con 4 punti in più del City di Guardiola, con i Reds che potrebbero allungare dopo la partita casalinga di stasera contro il Leicester valida per il 24° turno di campionato.

La bellezza della Premier non è solo da attribuire al mero apporto economico che i clubs riescono a ricavare da diritti tv e merchandising, questa è solo una base di cui poggia la struttura nel senso più intrinseco del termine: nella Premier inglese c'è un mix di culture calcistiche differenti dettate dalle idee e dalle origini multieniche degli allenatori che siedono sulle panchine: dal gioco di posizione del City di Guadiola, al Gegenpressing del Liverpool di Klopp, al calcio organizzato del Chelsea di Sarri, passando per il calcio filosofico del Wolves di Espirito Santo, senza dimenticare lo stile inglese per eccellenza, quel calcio box to box privo di quel tatticismo esasperato che rende un incontro senza esclusione di colpi e allo stesso tempo molto appassionante.

Per ultimo e non per questo meno importante, il calcio inglese si distingue per le strutture quasi tutte di proprietà dei clubs, veri e proprie accademie dello Sport dove non manca proprio nulla. Per non parlare degli stadi che sono moderni gioielli dotati di ogni confort.
Cancellati gli hooligans grazie a delle norme ad hoc La ricetta inglese per riportare la gente negli stadi è passata attraverso:
1) la completa ristrutturazione degli impianti con la eliminazione delle barriere tra il campo di gioco e la tribuna, seggiolini in tutti i settori, capienza di almeno 20mila posti e possibilmente dotati di box privati, uso di telecamere a circuito chiuso;
2) presa di coscienza dei tifosi dopo il bando europeo;
3) responsabilizzazione delle società a cui è stata affidata la sorveglianza all'interno degli impianti attraverso la presenza di stewards privati (pagati dai club) in collegamento via radio con la polizia presente solo all'esterno degli impianti;
4) divieto per le società di intrattenere rapporti con i propri tifosi, fatta eccezione per la collaborazione finalizzata a prevenire possibili incidenti;
5) creazione di una squadra speciale di sorveglianza nazionale anti-hooligans: la National Football Intelligence Unit costituita da Scotland Yard nel 1989. Un agente è affidato a ognuna delle 92 società professionistiche e si occupa – viaggiando sempre al seguito della tifoseria - della schedatura dei tifosi violenti e di azioni di infiltrazione. Con questo sistema è stato possibile schedare, in un'apposita banca dati, circa settemila tifosi;
6) sistema "Crimistoppers" (in dieci anni ha permesso la cattura di oltre 15mila ultras) ideato da un gruppo di privati: esiste un numero verde a cui si può telefonare (media di circa 200 al giorno) per segnalare episodi, persone sospette e/o situazioni pericolose. Le denunce sono rigorosamente anonime così come la ricompensa ai cittadini che permettono la cattura degli eventuali teppisti.
Dal lato normativo:
a) lo Sporting Event Act (1985) vieta l'introduzione degli alcoolici negli stadi;
b) il Pubblic Order Act (1986) indica come reato il comportarsi alle partite in modo "allarmante", anche se non violento, concedendo ai magistrati il potere di impedire l'accesso negli stadi a singoli tifosi "violenti" che devono presentarsi ai rispettivi comandi di polizia in occasione delle partite;
c) ll Football Offences Act (1991) permette alla polizia di arrestare e far processare per direttissima i tifosi anche solo per violenza verbale (linguaggio osceno e cori razzisti).

Misure queste tutte in vigore in Gran Bretagna e che il governo Blair, nell'impossibilità di un'applicazione in occasione delle trasferte all'estero dei tifosi, ha ben supportato con l'approvazione del Football Disorder Act. Questa legge conferisce poteri enormi a Scotland Yard che può sequestrare il passaporto di un sospetto appena cinque giorni prima di una gara che si disputi all'estero.

Rosario Ligato, calabrese, vive a Torino, allenatore Uefa B, appassionato di tattica.


venerdì 25 gennaio 2019

LA PERSEVERANZA PAGA

Erano anni che non sapevo cosa si provasse ad avere i pomeriggi liberi, mi sono bastati 2 giorni per capire che il concetto di libertà in senso stretto del termine ha poco a che fare con l'ozio di un lungo pomeriggio fatto di pensieri e riflessioni.
No, la libertà è un'altra cosa e mi piace viverla dopo un intenso e prolungato e soprattutto fruttuoso impegno. Una settimana per riavvolgere il nastro e poi pronti, sempre in giro per quell'arricchimento quotidiano che mi serve per crescere sia come persona che come professionista.
Bisogna avere le palle ottagonali per fare certe scelte è vero, in un mondo dove chiunque pur di mantenere la poltrona avrebbe fatto qualsiasi cosa, io invece no, ho salutato tutti augurando loro un grande in bocca a lupo per il proseguo della stagione sportiva.
E' stata una parentesi durata 6 mesi dove ho avuto modo di confrontarmi con tanta gente, e di questo ne vado fiero. 
Ho ricevuto tante chiamate, buona parte di queste erano chiamate di "comodo", come dire, "te l'avevo detto io che sarebbe andata così", a questi ho risposto che i miei 6 mesi a Lucento sono stati splendidi, mi è mancata solo un pizzico di fortuna, ma chiunque ha visto una partita della mia squadra si è sicuramente divertito.
La storia non si scrive con i se e con i ma, questo è incontrovertibile ed inconfutabile, una cosa è certa: la perseveranza paga, e non importa quanto tempo dovrò aspettare, pagherà.
Rosario Ligato

venerdì 21 dicembre 2018

DICIASSETTEEBASTA

Quando si pensa ad un numero si pensa spesso alla fortuna, ognuno di noi ha i suoi numeri nel cassetto, quei numeri da tirare fuori al momento del bisogno. Chiamasi numero fortunato.
In ogni cultura spesso il numero fortunato cambia, per non parlare di quel numero che molti non intendono nemmeno nominare, vale a dire il 17, quel numero che sull'aereo non è neppure menzionato.
Poi però, i rapporti intrinsechi che ognuno di noi ha con i numeri sono così soggettivi e spesso fuorvianti che sfuggono da vere e proprie logiche. 
Io, che al numero 17 non ci avevo mai creduto, ho dovuto ricredermi con il passare del tempo e dell'età, io che col 17 c'ho avuto a che fare e che è entrato a far parte della mia Vita come molto di più di un semplice numero fortunato.
Dietro questa "banale" cifra c'è un mondo intero che per descriverlo tutto non basterebbe un'enciclopedia Treccani. Racchiudere il numero 17 in un povero trafiletto di un post non darebbe giustizia a chi vuole veramente allegare ad esso sentimenti, gioie, momenti, pensieri, sguardi, fantasie, sensi di Vita.
Un lago a dar inizio alle danze, il fuoco per scaldare una gelida serata di novembre, e poi tanta tanta passione. Sembra un film congeniato dal miglior regista hollywoodiano, in realtà è un capolavoro della natura a riconferma che il vuoto cosmico non esiste ma tutto è energia che unisce un qualcosa chiamato tutto e che questa volta ha unito 2 stelle che in cielo non si sarebbero mai incrociate.
Tu caro 17 che vieni a trovarmi una volta al mese, oppure più volte al giorno, dipende se guardo il calendario o l'orologio che ho al polso. 
Un compleanno per salutarti, caro 17 farai sempre parte di me e sarai il numero migliore che ho conosciuto. 

sabato 17 novembre 2018

IL VALORE DELLA VITTORIA

Il compianto Gianni Agnelli disse: "Vincere non è importante ma è l'unica cosa che conta".
Una frase che ancora oggi rimbomba e tiene banco in ogni ambiente calcistico.
Grazie a questa frase, spesso fraintesa, il valore del calcio italiano iniziò a scricchiolare, si è badato a vincere già dalla scuola calcio, saltando ogni passaggio utile a costruire un giocatore che ti fa vincere le partite.
Bisogna andare oltre all'ottenimento dei 3 punti o alla vittoria di uno scudetto, bisogna puntare a qualcosa di più importante, di più nobile che al mero ed esclusivo ampliamento di un albo d'oro.
Oggi se l'unica cosa che conta è vincere, ritengo che il significato della parola cambia di significato: vincere significa costruire, ideare, pensare, lasciare traccia, creare un modello di gioco di cui tutti ne ricorderanno le trame.
Suggestivo un commento di un tifoso della Ternana con allenatore Pochesci: "mi sono divertito di più in 6 mesi con te ( POCHESCI ), che in 20 anni di calcio".
Vincere significa degustare il palato dei tifosi con una squadra mediocre. Vincere significa cambiare il modo di vedere le cose, creare un modello originale e non un copia e incolla.
Vincere non è segnare anche con le mani e chissenefrega, bisogna andare oltre, anche sfociando nel campo del sentimenti, spesso messi da parte da un freddo tabellino che sancisce chi ha fatto più gol, senza considerare che negli anni di quel tabellino non rimarrà traccia.

ANDARE OLTRE

Nell'immaginario collettivo della società moderna, raggiungere un obiettivo è come centrare i 3 punti in una partita di calcio. L'appagamento però dura poco, un po' come la felicità che rapportata al lungo lasso di tempo della Vita è un minuscolo grammo di sabbia ai bordi di un oceano.
A volte ci domandiamo perchè tutto questo accade e a volte no, la risposta non è affatto scontata: bisogna andare oltre.
Ci capita di pensare che dopo aver raggiunto la Laurea abbiamo finalmente concluso il nostro iter scolastico e siamo pronti ad intraprendere chissà quale carriera professionale: festeggiamenti, corone di alloro, champagne a volontà, ma poi ci capita di dover salire sul ring per combattere una battaglia ben più importante, ed è proprio in quel momento che ci sentiamo inadeguati, pronti ad andare al tappeto da un momento all'altro, sconfitti prima dalla paura che ci portiamo dentro e poi dall'avversario che affonda i colpi uno dietro l'altro senza soluzioni di continuità, cioè ininterrottamente. 
In questo contesto, e nel senso letterale del termine, bisognerebbe sconfinare nella sfera più alta dei sentimenti, in modo da superare quella barriera che divide tutto ciò che è materiale o visibile ai nostri occhi, cercando di dare un senso ancora più nobile ad ogni nostra azione senza scadere nel solito qualunquismo dell'ego.


sabato 6 ottobre 2018

SENTIMENTI 2.0

A rendere liberi le persone non sono i soldi o i beni materiali, bensì il tempo a disposizione. Erano mesi che non scrivevo su questo portale, un po' per mancanza di ispirazione, un po' per i tanti impegni che giornalmente porto avanti.
La platea di lettori non avrà sentito la mancanza, anche se il principale lettore di me stesso sono io. So bene che ognuno è indifferente ai sentimenti degli altri, badando bene a non sfociare nel sentimento più grande dell'altruismo, specie un popolo freddo come il nostro che bada solo e soltanto a se stesso. Ma non lo fanno per cattiveria, è nella natura dell'essere umano essere egoisti.
E' inutile disquisire gli altri, anche se con gli altri ci hai a che fare, ti devi relazionare, parlare e convivere, e come diceva un filosofo "tutto è uno e noi siamo parte del tutto".
Parlare di se stessi è un azione nobile, aprirsi al mondo la cosa più coraggiosa di tutte. Rischi di essere attaccabile, specie in un ambiente che bada solo a infangare il prossimo.
Un'autobiografia che non porta a casa un centesimo ma che rende l'idea di quanto ognuno è diverso dall'altro ma soprattutto vuole darci prova che ognuno ha delle potenzialità infinite che spesso vengono ignorate perchè semplicemente siamo poco attenti all'essenza dell'anima, distratti dal materialismo che non concede tregua agli assetati di denaro, pronti anche ad uccidere per mille lire al mese, un po' come succede a Napoli dove i nuovi guappi di quartiere sono pronti a tutto pur di avere soldi e scarpe firmate. Saviano la chiama la Paranza dei Bambini.
Ed io che ad aprile, dopo una sconfitta in campionato, non ho festeggiato il mio 35 compleanno. 
Sentimenti.
E poi ci sono i sentimenti più profondi, intimi, nascosti, di cui è meglio non parlarne, ma piangere in silenzio ascoltando una canzone di Lucio Battisti, anche perchè quando pensi alla tua anima scegli il cantante che più o meno nelle sue parole si avvicina al macigno che ti porti dentro.
Ogni giorno è un giorno in più per vivere, per capire come funziona questa vita, e appena pensi di avere tutte le risposte lei ti cambia tutte le domande, questa Vita che giornalmente ti mette alla prova, ti mette in discussione, ti bombarda di input di ogni genere, e tu cerchi di capirci qualcosa anche se fondamentalmente a te interessa solo fare i 3 punti la domenica. Come non lo sai, ma speri succeda qualcosa che ti porti alla vittoria. Un po' come la legge causa - effetto, a noi non interessa la causa, a noi interessa l'effetto.
Sentimenti anche questi, specie se mentre scrivi, in sottofondo, ascolti una "Una Rosa Blu" di Michele Zarrillo. 
E' il lungo cammino della nostra Vita, anche se sembra ieri che giocavo nel cortile di casa mia, una bicicletta senza freni, un pallone mezzo sgonfio e tanta voglia di Vivere.



giovedì 21 giugno 2018

LA VITTORIA PIU' IMPORTANTE

La vittoria ha tante facce e non è sempre un dato oggettivo. Per vittoria si può intendere il raggiungimento di determinati obiettivi, piuttosto che aver scelto delle persone che alla fine di un percorso si sono rivelate le migliori che potevano esserci.
Vittoria è anche questa, perchè nella Vita le partite da vincere sono tante, e quale trionfo migliore ci può essere di una vittoria costruita giorno dopo giorno e che non ha niente a che fare con le classifiche?
La Vittoria "vera" sfocia nella sfera dei rapporti umani, senza questa componente un po' poetica, un po' romantica, un po' sentimentale, si possono vincere 50 campionati, 50 tornei, 50 coppe, ma niente puo' essere paragonabile a quell'empatia che si crea settimana dopo settimana, dove la sua essenza sta nel piacere di stare insieme, divertirsi e arricchirsi di quel senso di appartenenza che ti fa sentire importante.
Ed ecco che nel profondo di questo Sport, dove tutto viene fatto con il cuore, forse il risultato finale è quello che conta di meno.