martedì 31 gennaio 2017

THE END

Se immaginiamo la Vita come un film, ognuno di noi interpreta un ruolo ben definito, in linea con i propri sentimenti e la propria natura. L'unica differenza è che in una fictions la parte viene assegnata dal regista, nella Vita invece la nostra parte è delineata dal carattere, dal passato, da madre natura.
Lo scenario che ne viene fuori è una continua menzogna costruita ad arte per ingannare gli ignari telespettatori, che ingenui, vengono attratti e affascinati da un vero Romanzo criminale.
Tanti telespettatori hanno fatto di criminali spietati dei miti da copiare: oggi assistiamo ad un diffuso e inequivocabile sistema di potere dove ognuno vuole assumere le redini come i più grandi Boss di mafia che il mondo televisivo ci propina.
I più innovativi magistrati e procuratori credono che i films generano violenza, io credo che in parte è vero, ma è ancora più vero che molti anni fa non esistevano i grandi schermi, mentre la violenza esiste da secoli.
Basta fare delle semplici considerazioni per etichettare i tanti personaggi che girano intorno alle nostre vite: è vero che Totò Riina è stato un assassino feroce, un delinquente senza pietà, un essere spregevole, ma è anche vero che di Totò Riina accanto a noi ne abbiamo tanti. Forse non uccidono, ma allo stesso tempo, come i mafiosi, sono dei vigliacchi, non hanno onore, ti sparano alle spalle, non hanno regole e nemmeno il coraggio di dirti la verità.
Se nei film il finale quasi sempre propende per un esito benevolo, nella Vita l'epilogo è quasi sempre nefasto: quando la menzogna è incontrollata, come nella vita di tutti i giorni, quando la sincerità appartiene solo ai bambini, quando la bugia prevale su ogni altra cosa, quando il modo di porci è finalizzato ad un obiettivo, quando l'unico regista diventa la nostra coscienza, allora quello è il punto di non ritorno. The End



OGNI MALEDETTA DOMENICA

Il titolo rimanda al discordo Motivazionale di Al Pacino, "la Vita è una questione di centimetri", sarà, per Mourinho è "Una questione di metodo", non lo metto in dubbio. Per me invece, ogni Maledetta Domenica è questione di emozioni e stati d'Animo: ti svegli con l'Adrelina della partita anche se in fondo non hai dormito per niente. In fretta e furia indossi quella tuta che rappresenta i tuoi colori e parti per andare al campo. Arrivi quando ancora non c'è nessuno, la partita è tra 2 ore anche se quella con te stesso è già iniziata da un pezzo.
L'ambiente è freddo e non solo per il clima, non ci sono rulli di tamburi e nemmeno fumogeni, l'unica cosa che rulla è il battito del mio cuore, emozioni che salgono come Marco Pantani alla cima del Mortirolo, solo, ma senza soffrire di solitudine.
La partita che stai giocando va oltre i 3 punti, in quei 90 minuti si racchiude tutta la settimana, 7 giorni dove è successo di tutto: non hai la freddezza di Zeman e nemmeno la calma di Ancelotti, non hai lo stile di Guardiola e nemmeno l'eleganza di Allegri, assomigli a Sarri per come indossi la tuta, o forse a Mazzone per l'esuberanza di un fallo non fischiato.
Ma le ragioni sono ancora più profonde:  La spartizione di significati e immaginari che si concretizzano su una panchina di calcio è così netta e diversa da Mourinho, Van Gaal e Capello, la mia presenza animata da una passione e una rigidità ideologica rara nel calcio. La loro presenza, dettata da rigide ideologie economiche, frutto di un binario di vita già scritto,  e se il mio è un Destino, per loro è un predestino.
E forse proprio per questo in grado di rendere questo sport, il più popolare, ma allo stesso così diverso, dove per ognuno di noi rappresenta qualcosa, per me una Ragione di Vita, come "ogni Maledetta Domenica".

sabato 28 gennaio 2017

...L'UNICA COSA CHE CONTA

Ricordo ancora il giorno in cui misi piede in un campo di calcio, era l'autunno del 2009 e la Società era il Druento calcio, un paesino alla periferia di Torino, dove il calcio non è fatto per vincere, ma per una lodevole aggregazione sociale, un'alternativa alla strada per i tanti ragazzi del posto.
Rividi un campo di calcio dopo 5 anni di nulla, o meglio di tanto, ma per chi come me fa del calcio una delle poche ragioni di Vita, il periodo passato lontano dai campi è stato un inferno.
Ricordo ancora l'ultima partita giocata da calciatore: era il 23 dicembre del 2004 quando in quel di Melicuccà un paesino della piana di Gioia Tauro, appesi le scarpe al chiodo.
Quando inizia ad allenare ho capito che un grande calciatore può essere un pessimo allenatore e viceversa, sono 2 mondi tanto vicini ma così diversi che per certi aspetti non si assomigliano proprio: quando giocavo pensavo soprattutto a me stesso, da allenatore devo pensare ai giocatori, ai genitori, alla società, allo staff, e perchè no anche ai tifosi, soprattutto a quelli che tifano contro.
E si perchè nel corso degli anni, le vittorie sono state tante, tutte condite dall'umiltà che mi ha sempre contraddistinto, ed è grazie al lavoro sul campo, alla fortuna che non mi ha mai abbandonato, ad un grande cuore che mi ha permesso di fare sempre la differenze, ad un'illimitata passione per questo Sport, che siamo riusciti, tutti insieme, ad alzare al cielo tanti trionfi, vincendo tanti campionati, arrivando addirittura a Chianciano a giocarci uno scudetto Nazionale.
Ricordo ancora la partita tra il mio Atletico Torino e l'Accademia Inter di Milano, una partita epica giocata davanti a 1000 persone in un Palatucci gremito di pubblico, dove i tanti spettatori locali avrebbero voluto la vittorie ospite. Invidia, cattiveria, odio, un prezzo da pagare per una persona che ha solo la colpa di vincere, vincere, vincere, come le 3 finali regionali consecutive, 2 titoli, 1 Chianciano. Ma se ridere delle disgrazie altrui lo sanno fare in molti, riconoscere qualche merito è un gesto fin troppo nobile e grande per delle persone piccole piccole.
Ed è anche per questo che trovo la forza per continuare, dove ogni allenamento è una finale di Champions League, dove ogni partita è una finale della Coppa del Mondo, accompagnato da uno Spirito combattivo che non ha eguali, dove vincere non è importante, ma l'unica cosa che conta, specialmente per voi.

giovedì 26 gennaio 2017

SOGNANDO LA LIBERTA'

Uno degli aspetti fondamentali di questo blog è il pensiero di libertà. Un concetto spesso discusso e approfondito, ma effettivamente distorto dal vero significato del termine.
In una società capitalista, la necessità di lavoro si tocca per mano, considerato per noi stessi e per tutte le comunità, fondamentale ai fini del benessere e della felicità.
Il lavoro rende liberi c'era scritto sul campo di concentramento di Ausckwiz, peccato che in quel carcere legalizzato sono morti milioni di innocenti, vittime di una schiavitù forzata, dove le condizioni estreme e avverse hanno portato alla morte un'intera popolazione. 
Sono stati decenni di storia andata in archivio come uno dei peggiori periodi per l'intera umanità che mai avrebbe pensato di fare i conti con un pazzo criminale come Hitler, quest'utimo ha esasperato il concetto della schiavitù, annullando di fatto il valore dell'essere umano al fine di renderlo simile ad un qualcosa che non aveva nè un cuore nè un'anima. 

Ma oggi il concetto di libertà e schiavitù è spesso frainteso, in una società contemporanea dove siamo tutti allineati e coperti come in uno squadrone dell'esercito, dove agli ordini si risponde Comandi, dove nessuno è più schiavo di colui che si sente libero senza esserlo, dove il dogma che vuole il lavoro nobilitare un uomo in un sistema basato sull'ingiustizia e sulle false illusioni, ma anche sulla violenza e su una perpetuata guerra tra poveri dove l'accentuarsi della competitività rende il Sistema ancora più forte controllando sia lo stato sociale ma soprattutto quello mentale dei lavoratori.
In realtà ci stanno rubando l'unica vita che abbiamo, facendoci lavorare 6 giorni a settimana, lasciandoci solo un giorno di libertà per costruirci la Vita in cambio di poco più di mille euro al mese, quando un quadro di Van Gogh vale 33 milioni di euro. Spesso ci dimentichiamo che noi siamo un capolavoro dal valore inenarrabile, e aldilà dei soldi il valore della Libertà non può essere sacrificato per nessun motivo al mondo.
Spesso, fin troppo spesso, veniamo bombardati da dicerie comuni che hanno paletti ben definiti: nobiltà, fedeltà, libertà, spesso legati alla parola Lavoro come sinonimo di Vita corretta e appagante, in realtà è solo una menzogna che viene detta ad arte per incanalare il popolo verso una Vita fatta di sacrifici, stress, disperazione e altri "effetti collaterali" ma per i quali il sistema ha già provveduto con l'"antidoto" a essi: con le "cure" e la dipendenza dalle case farmaceutiche e dall'industria psichiatrica o, in alternativa, dall'industria della droga e altri "rimedi" che a lungo andare diventano cause di altri problemi, indispensabili per mantenere la dipendenza verso il sistema.
Il lavoro non rende liberi, rende schiavi compulsivi di questo sistema fondato sulla guerra, sulla violenza e sull'ingiustizia quotidiana

mercoledì 25 gennaio 2017

LA VITA A SETTORI

Ripercorrendo le varie tappe del nostro passato, ci rendiamo conto di quanto siamo stati forti ma allo stesso tempo vulnerabili. Forti perchè le fatiche sono state tante e ne siamo usciti sempre vincitori, vulnerabili perchè dentro di noi latitano alcune ferite che non si chiuderanno mai.
Nel mezzo del cammino della nostra Vita è tempo di bilanci, considerando che i fantasmi dell'adolescenza corrono veloce come il Vento in un giorno di burrasca, dove la spensieratezza è la somma di più cose: anni ( pochi ), responsabilità ( poche ), sogni ( tanti ), illusioni ( tantissime).
Gli anni d'oro sono stati vissuti da tutti: "se mi chiami ti sentirò, quando avrai bisogno, fino in fondo al mondo, prima di un secondo. Non c'è niente che non farei, per averti sempre, per un solo istante, che non fosse niente".
Era l'età dell'amore, dove il riflesso di un pensiero veniva spesso ricambiato con uno più bello: " se mi chiami ti sentirò, non importa dove sarai, se ci credi che c'è un futuro per noi, dimmi solo che mi aspetterai".
La Vita è come un campo di calcio diviso in 3 settori, il primo è quello più bello, non hai nessun peso sulle spalle e ti senti leggero come una piuma. Libero di volare, ma libero anche di sognare. Hai voglia di diventare maggiorenne, ma nel tempo capisci che, a quell'età, non si stava poi così male.
E' una fase dove non sei cosciente che l'unica cosa da fare sarebbe fermare il tempo, aggrapparsi alle pareti della felicità, dove io boh e tu mah, dove sai DI non sapere tanto da far diventare Socrate il tuo modello di vita.
Nel secondo e terzo settore della Vita diventi Ulisse e le tappe diventano 12, come il numero degli insiemi perfetti: si alterneranno tappe dove l'insidia è manifesta, tappe dove l'insidia è latente.
Come ogni giorno, da lunedì a domenica, 365 giorni all'anno, dove lo spartito è sempre lo stesso.
Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare: Zeus da una parte, Scilla e Cariddi dall'altra, in una Vita dove le battaglie iniziano a farsi sempre più dure. Più che avventure sembrano sventure, ma la convinzione di farcela è più forte di ogni altra cosa, e non torni indietro nemmeno per prendere la rincorsa. Più che una storia, la nostra Vita diventa un romanzo dove la perfezione non esiste, e dove i sentimenti sono fondamentali, perchè anche quando sei da solo, sapere che da qualche parte c'è qualcuno che ti vuole bene può cambiare il senso della tua vita.

lunedì 23 gennaio 2017

RIDE BENE CHI RIDE ULTIMO

Se dovessimo scegliere un giorno della settimana per riflettere, pensare, analizzare, ipotizzare, il Lunedì sarebbe il giorno perfetto. Si conclude un week-and vario e variegato, dove le chiacchiere hanno lasciato spazio ai fatti, e quest'ultimi non sono sempre quelli auspicati alla vigilia.
A volte è la presunzione a dettare le trame di un gioco dove il confine che separa il bene dal male è sottilissimo, così come vincere o perdere, vivere o morire. 
L'interpretazione è l'essenza di questo gioco dove i parametri cambiano ripetutamente a seconda di chi scrive, parla, o meglio, hanno un peso diverso, dove le distanze spesso sono abissali, nonostante il nero è sempre nero e il bianco è sempre bianco. Ed è per questo che il proverbio più adatto è "ride bene chi ride per ultimo", come un saggio e paziente esattore che può aspettare mesi ma alla fine si fa sempre pagare.
In un costante braccio di ferro tra sapere e pensare di sapere, dove l'interesse personale viene al di sopra di tutto, dove la colpa è sempre degli altri, in una continua rincorsa all'apparire, dove l'essere è prima mascherato dalle parole e poi smascherato dai fatti.
In un insieme di situazioni che mutano, dove ogni cosa deve andare per il meglio, dove cuore e anima devono essere un'unica cosa, in un percorso che bene o male bisogna fare insieme, avere l'umiltà di ammettere i propri errori può cambiare l'inerzia di questa Vita.
Ed è per questo che entrare in simbiosi con gli altri diventa una soluzione non trascurabile, in un percorso di Vita dove l'unione fa la forza, dove c'è sempre uno migliore di te, in una dinamica dove nulla è scontato, considerando che se va male il testo risulta stonato, ma se va bene il tutto può sembrare come l'ultimo dei mohicani in versione remix, dove basta chiudere gli occhi per viaggiare e sentirsi forte, con l'adrenalina a palla, con il cuore che batte forte come i bassi della canzone, ed è proprio in quel momento che entri in sintonia con l'Universo, uno stato emozionale così alto che hai il piacere di vivere e rivivere, secondo per secondo, attimo dopo attimo, a lume di candela, occupando solo 2 posti: tu da un lato, l'universo dall'altro.

venerdì 20 gennaio 2017

UN GIORNO IN PIU'

Ogni giorno che passa mi rendo conto che la Vita è una conquista. In 13 anni ho cambiato 4 divise, nell'ordine: Marina, Esercito, Corpo Forestale, Arma dei Carabinieri. Ogni periodo svolto in queste 4 amministrazioni è stato un'avventura. 
La mia adolescenza è stata improntata sul Calcio, volevo essere e diventare un uomo libero da schemi e vivere la mia Vita da protagonista, da Comandante di me stesso, gestirla a mia immagine e somiglianza senza dare conto a nessuno.
Mai avrei immaginato di indossare una divisa diversa da quella di una Società di Calcio, e invece a 20 anni mi ritrovai a Maricentro di Taranto dove giurai fedeltà alla Patria.
Da piccolo ho imparato il senso del rispetto, e non è stato un problema rispettare le linee gerarchiche che la Vita militare imponeva, anche se non ho mai pensato di essere un gran militare.
Taranto, Reggio Calabria, Capua, Cesano di Roma, Torino, Sabaudia, Ceva, Cittaducale, Chivasso, sono state le tappe dei miei 13 anni in Divisa. Ho conosciuto tanti ragazzi che sognavano questa Vita così bella quanto sacrificante, così speciale quanto diversa, dove ognuno di loro presentava storie diverse, accattivanti, racconti spesso funestati da un destino già scritto, dove la povertà era la cornice di un quadro spesso visto e rivisto in tante regioni del Sud Italia.
Per me invece, la Divisa non era un modo per scappare dalla mia amata Terra, nello stesso tempo non ero affascinato o attratto dalla Vita Militare, diciamo che il Destino aveva scelto per me, ed io avevo assecondato gli eventi pensando a quando, ancora in fasce,  mi lasciavo cullare dalla grande Vita che i miei genitori mi avevano riservato.
Oggi, dopo 13 anni di onorata Carriera, non rimpiango nulla, il mio sguardo è rivolto al futuro, pensando che ogni giorno è un giorno in più per vivere, un giorno in più per lottare, perchè fare un altro round quando credi di non farcela è una cosa che può cambiare tutta la tua vita.

sabato 14 gennaio 2017

SENTIMENTI AVVERSI

Sentimenti ed emozioni sono due parole molto collegate tra di loro, basti pensare ad una sfera di amore dove una coppia si annida per ripararsi dalla calura, oppure a un bambino che piange quando la sua squadra del cuore perde.
Sentimenti ed emozioni fanno parte dell'Io di ognuno di noi, eppure nell'immaginario collettivo dell'umanità, ogni giorno il maligno invade i popoli e si manifesta sottoforma di disgrazie, tragedie, inganni. Basti pensare alle notizie di cronaca che i media ci propinano quotidianamente: ma allora dove si nascondono quei sentimenti positivi che dovrebbero rendere la Vita un sistema lindo e casto, allontanando odio e rancore, cattiveria e ipocrisia.
Il sistema che vige nel 21esimo secolo non può generare persone diverse da queste, la Vita viene vissuta alla continua ricerca del piacere creando dei vuoi interiori che difficilmente potranno essere colmati dal materialismo. E le conseguenze hanno spesso un epilogo comune, tragico, nefasto, come la violenza sulle donne, il fenomeno del cyberbullismo,  passando per l'omicidio dei genitori, senza contare la paranza dei giovani che non appartiene solo a Napoli, bensì in ogni zona del mondo, dove la prepotenza è sinonimo di potere, dove l'unico sentimento che prevale è l'amore per i soldi, tutti e subito, senza esclusione di colpi.
Di fronte ad una dinamica come questa, dove se aumenta il bene aumenta anche il male, l'unico rimedio che vedo è rappresentato dall'introduzione di regole ferree che ogni cittadino deve rispettare. E' vero, ci sarebbe un prezzo da pagare, ma quello che stiamo pagando oggi è ancora più alto.

venerdì 13 gennaio 2017

UNA GENERAZIONE FANTASTICA

I tempi duri degli anni '60 sono solo un ricordo per chi ha vissuto l'epoca del dopo guerra. I sacrifici erano all'ordine del giorno, il lavoro era dato dalla moltiplicazione tra la forza e lo spostamento. Ma non vi erano alternative a quella Vita difficile e faticosa, c'era la destra fascista del borghesi, e la sinistra comunista degli operai.  Quest'ultimi lavoravano 18 ore al giorno per tirare avanti una carretta fatta di stenti, lacrime, speranze, in un ambiente di lavoro che guardava solo i numeri e non le persone, dove i doveri erano tanti, ma i diritti erano solo quelli per andare a pisciare.
Nonostante questo, la generazione che ci ha preceduti, ha lasciato in eredità una dignità nobile, un rispetto per il prossimo senza paragoni, dove i valori per la Vita erano tanti, molti, veri, concreti, dove ognuno mangiava nel piatto dell'altro, in un crescendo di emozioni che partita all'alba sui campi di grano e finiva sul tavolo della cena dove ci si riuniva per consumare il pasto prima di andare a dormire tra i freddo e il gelo dell'Inverno di quei tempi.
In una dinamica come quella sopra descritta, viene difficile immaginare il report di una vita vissuta tra guerre, ( prima e seconda mondiale ) crisi, povertà, migrazione, alla disperata ricerca di un lavoro diverso da quello agricolo, e dove a volte si pagava per essere selezionati per finire in una qualsiasi miniera sotterranea e morire piano piano di Antracosi. 
Storie spesso dimenticate, archiviate, depositate nel cassetto del passato, pensando che la libertà di oggi sia caduta dal cielo, disconoscendo chi ha donato la sua Vita per combattere contro soprusi e abusi di ogni tipo. Ed è per questo che a volte, mi chiedo se vi sia ancora un luogo per parlare, se non in questo, dove io sono quello che scrive, ma anche quello che legge.

giovedì 12 gennaio 2017

VIVERE CON IL SORRISO

Gli uomini non sono tutti uguali, ognuno ha il proprio carattere, ma questo non giustifica un continuo e prolungato comportamento scorretto verso gli altri.
Avere caratteri e personalità diverse può essere visto come un arricchimento sociale, ognuno ha qualcosa di buono da offrire, da proporre: idee e pensieri che possono cambiare l'inerzia di una giornata scontata, banale e quanto mai noiosa.
E' la proporzione che conta, come in ogni cosa, come cambiano le giornate così può cambiare il mondo, i modi e i tempi siamo noi a dettarli, come in un palcoscenico dove l'umiltà può raggiungere qualsiasi dimensione, in piccole e grandi cose.
Al contempo, è la presunzione a destare il sospetto di un'umanità proiettata verso una rincorsa alla poltrona, alla continua ricerca di superiorità apparente dove ognuno cerca di essere migliore dell'altro.
Umiltà e Presunzione spesso camminano a braccetto: fanno a pugni tra di loro, si danno le spalle e si guardano negli occhi. L'umiltà è una dote per pochi, la presunzione, invece, è un aggettivo di cui il mondo farebbe volentieri a meno.
Ma di Santoni e Predicatori ne conosciamo tanti: sarebbe meglio far scorrere le giornate pensando di non sapere mai abbastanza, affidandoci alla Divina Provvidenza, nutrendoci di piccole cose che nascondono un grande significato.
Sarebbe bello vivere in simbiosi con la Natura, amare freddo e gelo, caldo e afa, pioggia e neve, pensando che ogni evento meteorologico si riflette dentro di noi come una miscela di emozioni dalle quali ognuno possa trarre quella serenità interiore che serve per vivere felici.
Ad ognuno il suo modo di vivere, all'insegna del rispetto di tutti.

martedì 10 gennaio 2017

ALLA RICERCA DEL TALENTO

Il calcio come la vita, o meglio, come ragione di vita, specie quando lo Sport diventa il tuo lavoro. Un po' il sogno di tutti i ragazzi che si avviano a questo Sport: dapprima il divertimento dei 6-10 anni, poi la convinzione di poter emulare i Top Player del grande schermo che usano i piedi non per mettere mattoni ma per disegnare cattedrali. La punizione di Messi contro il Villareal è un mix di talento, abilità e fantasia.
Il percorso di crescita di un ragazzino da ora in avanti sarà valutato attentamente dalle migliaia di Talent Scout che scorrazzano su ogni campo della provincia, oratori compresi. Si va alla ricerca del Campione che potrebbe cambiare la vita di molti, ma come richiesto, a un giocatore moderno si valutano tanti aspetti:  primo controllo, visione del 10 o precisione del 4, dinamismo, letture e tempi di gioco, fisicità, intercetto o tackle. Insomma, caratteristiche importanti: altro aspetto da non sottovalutare è l'intelligenza, che deve essere rapida e diretta come un computer, non quella lenta e vasta dell'artista, perchè nel calcio moderno magari non sei l'architetto attorno a cui ruota la progettualità del gioco, ma devi essere bravo a scegliere sempre la soluzione giusta quando sei chiamato a decidere in tempi stretti.
Il calcio come la vita, una simbiosi dove tutto viaggia in parallelo, e dove chi vince ha sempre ragione.

lunedì 9 gennaio 2017

NO COMMENT

Riflessioni, analisi, ipotesi, conclusioni: dove finisce la logica inizia l'ignoranza.
Si dice che è tutto un equilibrio sopra la follia, una stato emozionale senza soluzioni di continuità, come una linea retta che viaggia verso l'infinito, ma soprattutto senza ostacoli.
Sotto la follia invece, la linea è curva come quella disegnata da un elettrocardiogramma, dove gli stati d'animo sono sempre diversi, dove la salita è ripida e la discesa diventa quasi uno strapiombo. Difficile da immaginare, ma gli esempi non lasciano scampo a dubbi o perplessità: in una quotidianità dove ognuno vuole avere ragione, dove la verità è sempre una personale visione, dove ognuno ha il diritto di offendere, denigrare, ingiuriare, urtare, giudicare, facilitato dai Social dove non vi è controllo alcuno, dove ognuno è paladino della verità e si erge come faro di  Vita vissuta o semplicemente Dio di se stesso, inebriato da chissà quale insignificante evento.
Ma è nell'ipotesi più banale che si trova la risposta più efficace: il Silenzio. Una nobile presa di posizione verso un mondo che va al contrario, dove l'unico modo per prendere le distanze da un conflitto giornaliero che si genera e rigenera per futili motivi è un Silenzio Stampa illimitato.
Dove la miglior risposta è sempre quella che non si dice, del resto, di fronte al silenzio chi vuole parole si sentirà impotente, ed è l'unica arma che abbiamo per difenderci da questo Stato sociale così egoista e frustrato, dove ognuno, pur di sentirsi appagato, sconfesserà anche se stesso.

venerdì 6 gennaio 2017

E' UN GIORNO BUONO

Quando ti alzi dal letto capisci se il giorno che stai per affrontare è un giorno positivo o meno: lo capisci dal colore del cielo, se è azzurro anche il tuo umore è brillante, e con la luce del sole che cresce a dismisura anche il sapore del caffè diventa più buono.
Oggi, 6 gennaio 2017, il cielo a Torino è sereno, i fiocchi di neve hanno deciso di imbiancare la Calabria, è un giorno buono si dice da quelle parti: stamattina non manca niente, e quando anche la neve si mescola con l'aria pulita della mia Terra, significa che la Vita ci ha regalato un attimo di felicità in un infinito intervallo di tempo immaginario disegnato su un segmento compreso tra 2 punti detti estremi.
Questa mattina per fortuna la storia è cambiata, vedo la gente che sorride spensierata, non esiste cattiveria e si sta bene in strada, il mondo si è fermato in questa splendida giornata.
Da Nord a Sud, passando per il centro, è un giorno buono per tutti, me compreso.