venerdì 24 febbraio 2017

OGGI E' COSI'

Ci sono giorni che hai l'ispirazione di scrivere, ogni spunto è buono per collezionare articoli su articoli, dipingere la storia della Vita, così nuda e cruda, raccontando le varie sfaccettature, manifestando emozioni e sentimenti che si annidano dietro ogni evento.
Altri invece, dove hai voglia di stare in silenzio, ascoltare il rumore del vento, guardare il vuoto che hai dentro, camminare contando fino a cento, o semplicemente vuoi stare spento.
Sto parlando di Stati d'Animo, una sfera così vasta che Freud l'ha studiata per una vita senza trarre grandi conclusioni. 
Difficile argomentare una discussione che non sfocia da nessuna parte, molto più semplice divagare e raccontare le proprie emozioni che variano e mutano come le previsioni del meteo.
Oggi è così, una linea piatta che ti attraversa il cuore come la spada di Damocle, una metafora che rappresenta l'insicurezza verso qualcosa che forse è più grande di te, quella stessa insicurezza che hai dentro come conseguenza di un paese che non ha grandi valori come riconoscenza e rispetto, dove la meritocrazia non esiste e dove tu diventi un semplice ingranaggio di un sistema che fa funzionare la macchina dei ricchi.
Oggi è così, dove ti vedi l'unico spettatore di una partita che meriterebbe di avere il tutto esaurito e che invece ha un solo pagante. Come vivere da soli in un'isola deserta, lontano da decisioni folli della politica, libero dalla schiavitù del lavoro così com'è stato pensato, distante dalla cattiveria dell'essere umano.
Oggi è così, come un ritornello di una canzone che ha il record di incassi, dove il testo parla di un ragazzo che è pieno di dubbi, perplessità, disilluso dal prossimo, tradito da se stesso e dalle sue scelte immature. 
Oggi è così, come un treno fermo ad un semaforo, aspettando che qualcuno ti dia il via, dove ogni fermata è sempre la stessa, in un percorso dove tutto ha un inizio e tutto una fine, come il capolinea ferroviario.
Oggi è così, come spesso, come sempre, tu da una parte, il mondo dall'altra, in una sfida impari dove pensare di vincere è solo utopia.

mercoledì 15 febbraio 2017

SARRI UNICO VERO ALLENATORE

Non voglio difendere la categoria degli allenatori dilettanti, non ho nessun interesse e non voglio alcun consenso, intendo fare delle considerazioni abbastanza realistiche e oggettive che esulano da personali visioni o interpretazioni tali da far diventare nero il bianco e viceversa.
Ritengo Maurizio Sarri il miglior allenatore al Mondo con giustificato motivo: considero il calcio professionistico una casta fatta da ex calciatori. Non tutti quelli che smettono di giocare a calcio desiderano rimanere in questo mondo sporco, ma molti di essi diventano Direttori Sportivi e Allenatori, di conseguenza ognuno ha la sua poltrona, un po' come la politica dove ognuno guarda i propri interessi.
Nel calcio professionistico non esiste meritocrazia, ma amici e amici degli amici i quali si scambiano favori pur di rimanere in un settore professionale prestigioso e ben remunerato.
Dati alla mano mi dicono che nel corso degli anni, ognuno di questi incarichi è stato ricoperto da ex calciatori professionisti, i quali, sfruttano il loro nome ma soprattutto la loro immagine pur di ricoprire panchine e scrivanie al fine di creare una casta dove nessuno è padrone di entrarvi, se non per evidenti meriti solo ed esclusivamente sportivi.
Il primo allenatore in grado di scalare la suddetta graduatoria e superare quel maledetto "divieto d'accesso" è stato Arrigo Sacchi. La sua gavetta non durò tantissimo, il suo calcio non passò inosservato ad un certo Silvio Berlusconi che lo portò al Milan e vinse tutto grazie alle sue innovazioni legate alla tattica difensiva della zona, con pressing e fuorigioco annesso.
Dopo circa un ventennio un'altro allenatore dilettante è riuscito a varcare la zona rossa, una vasta area di confine disseminata da mine esplosive che separa il dilettantismo dal professionismo, egli è Maurizio Sarri, l'attuale allenatore del Napoli.
Il trainer partenopeo si è guadagnato il paradiso dopo una lunghissima gavetta che lo ha visto allenare in tutte le categorie: per chi non conosce il mondo dei dilettanti è difficile calarsi nella parte e capire usi e costumi di un ambiente difficile e disparato. Campi spelacchiati, tribune vuote, colori sociali spesso simili ad un arcobaleno. Ci si allena col freddo delle ore 19:00, puntualità poca, ignoranza tanta.
Palloni sgonfi e spesso consumati, compressori bruciati, spogliatoi stretti, docce che non funzionano, acqua fredda, pisciatoi sporchi, reti bucate, giocatori assenti per malattia (sospetta).
Questo è solo il contorno di un clima pretenzioso dove parlano persino i muri, in uno scenario dove il tempo è sempre poco e i problemi sono sempre tanti.
Il dilettantismo è poesia, arte per qualcuno, cultura per altri. E poi c'è chi vuole arrivare, ma ha una sola possibilità: vincere sempre.
Nei dilettanti c'è invidia, gelosia, cattiveria, e tu non hai avvocati difensori se non il grande lavoro sul campo che sancisce la tua vittoria finale, come ogni anno, come in ogni categoria.
Per emergere devi essere allo stesso tempo un perfezionista, un tattico, un tecnico, un motivatore, un medico, un preparatore atletico, un psicologo, ma soprattutto un fortunato. Non ti vuole nessuno se non per la tua nomea da vincente. Se cadi non aspettavano altro, se vinci hai la fortuna di continuare l'ascesa verso lidi migliori.
Sto parlando della lunga storia di Maurizio Sarri, tante le sue tappe: Stia, Faellese, Cavriglia, Antella, Valderna, Tegoleto, Sansovino, Sangiovannese, Pescara, Arezzo, Avellino, Verona, Perugia, Grosseto, Alessandria, Sorrento, Empoli e infine Napoli, passando per un posto a tempo indeterminato da banchiere, alla scelta di fare l'allenatore a tempo pieno.
Non oso immaginare quanto ne sappia Sarri di calcio, un mondo di nozioni da far rabbrividire l'enciclopedia Treccani. Una laurea a pieni voti conquistata prima sui campi di periferia e poi man mano sugli stadi della provincia, finendo sulla grande piazza di Napoli.
Un concentrato di sapere che rimarca in più occasioni la sua grande preparazione sportiva e calcistica, dove nulla di tutto questo ha a che vedere con il sistema costruito e sorretto dagli ex calciatori di Serie A che da pochi mesi hanno appeso le scarpe al chiodo.
Il divario pare enorme, ragion per cui ritengo Sarri il migliore, il più competente, un vero Maestro di calcio di fronte ai tanti bluf patentati che pur di allenare sfruttano l'immagine creatasi da calciatori.
Real Madrid contro Napoli in una partita dove il pronostico è già segnato, Sarri permettendo........





giovedì 9 febbraio 2017

IL BULLISMO UCCIDE

Quante volte abbiamo sentito dire che le parole fanno più male di uno schiaffo.
Partendo da questa frase vorrei condividere con voi la mia riflessione quotidiana: partiamo dal principio che il bullismo uccide, il cyberbullismo ancora di più. Un fenomeno così vasto che tocca da vicino ognuno di noi.
Vite spezzate, ferite aperte, comportamenti che mutano, anime tristi, questo è il lungo bollettino da guerra che il bullismo è in grado di fare. Di storie ne abbiamo sentite tante, tutte con un triste epilogo, l'arma letale è sempre la stessa. 
Tutto ha inizio sui banchi di scuola, qualche presa in giro che dapprima passa per uno scherzo, con il passare del tempo diventa uno strazio. E' il branco che sceglie la sua preda, la più debole, quella più indifesa. Ogni giorno lo stesso spartito: un gruppo di scemi da una parte, una ragazzina indifesa dall'altra, e tanti spettatori silenti nel mezzo, i quali non vedono, non sentono e non parlano, proprio come fanno i mafiosi.
Quando si parla di bullismo si parla di branco, ragazzi che da soli non farebbero del male ad una mosca, ma che insieme possono uccidere. Vogliano sentirsi forti a discapito di qualcuno, non hanno la maturità di un quarantenne e nemmeno il self control di un pugile professionista. 
Il sentimento che li accomuna è un'innata cattiveria verso qualcuno, un profondo disagio che li accompagna da quando sono piccoli, una frustrazione che sfocia in violenza quasi sempre verbale ma che non conosce nè limiti nè pause, nè conclusioni.
Il bullismo esiste ed esiste davvero, non è nè una metafora nè un romanzo, ma un fenomeno così drammatico che chi lo subisce avrà danni permanenti, del resto alcune ferite che non si chiudono mai. C'è chi di bullismo è morto, molti ragazzi non ce l'hanno fatta a superare tutto il male che per decenni hanno dovuto subire. Di solito chi soffre non parla, si sente in difetto, capisce di essere fragile e di questo si fa anche un colpa. 
Il maltrattamento psicologico inflitto alle vittime è così forte da causare traumi irrecuperabile per qualsiasi psichiatra, ragion per cui prevenire il bullismo diventa azione primaria. Ma se da un lato sensibilizzare gli studenti diventa impresa assai ardua, dall'altro diventa imprescindibile formare i docenti al fine di vigilare e reprime sul nascere azioni che potrebbero nuocere gravemente alla salute.

mercoledì 8 febbraio 2017

UNA POESIA SCRITTA A MANO

Mi capita spesso di pensare al passato, quando ero bambino e giocavo spensierato nei vicoli del mio paese natio. Erano i favolosi anni '90, dove per me, la Vita, rappresentava un gioco continuo alla ricerca della vittoria. Volevo primeggiare in tutto: nel calcio, nelle gare di velocità, nei giochi delle feste di paese, nel tiro alla fune, insomma ero un atleta completo.
Volevo vivere una vita intera giocando, o fare del gioco il mio lavoro, magari diventando un calciatore di livello, o fare l'insegnante di educazione motoria. Il mio primo desiderio si è interrotto a causa di un brutto infortunio al ginocchio quando militavo tra le file della Reggina, mentre il secondo desiderio non è stato raggiunto perchè a 20 anni ho fatto scelte diverse.
Non posso dire che il destino ha scelto per me, sono stato l'artefice del mio futuro facendo scelte che in quel momento mi sembrano quelle più giuste, anche se a 20 anni non avevo la maturità per capire cosa volevo realmente dalla vita.
In realtà volevo solo giocare,  chiudermi nel mio piccolo mondo grande quanto un campo da calcio, e prendere le distanze dai brutti giri della politica,  del malaffare, della schiavitù del lavoro, dai carrieristi del mestiere. 
Non ho mai seguito la moda, e nemmeno i rigidi schemi della vita, anche se sono stato fortemente condizionato da un ambiente che ti voleva dapprima un ragazzo modello, uno studente secchione, un lavoratore incallito, e poi un marito, padre e nonno esemplare, proprio come si scrive nel manifesti che sanciscono la tua morte.
Nonostante una marea di conoscenti, ritengo di avere pochi amici, ragion per cui passo le mie giornate praticamente da solo. Mi fermo spesso a riflettere e pensare quale sia la soluzione giusta ai continui problemi che la vita ti presenta: non ho trovato la ricetta magica, e spesso sono in balia degli eventi, proprio come un naufrago che aspetta di essere salvato.
Sorrido spesso, come un novantenne che aspetta la sua ora, un sorriso ironico, sarcastico, come per dire: siete solo un branco di illusi, mediocri e sopravvalutati.
Una generazione che prima ha illuso se stessa e poi i propri figli, a discapito della verità, costruendo dei mostri che uccidono i loro genitori, o come spesso avviene uccidono se stessi.
Sono giovani ragazzi che guardano il loro futuro pensando al passato, proprio come si dice nel calcio: "anche quest'anno vincete l'anno prossimo". Metafore e aforismi che spesso sconfinano e sfociano in sua Maesta "la Poesia" dove Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci i sui maestri.
Sei nella terra fredda, sei nella terra negra, nè il sol più ti rallegra, nè ti risveglia amor.




martedì 7 febbraio 2017

FELICITA'

Se dovessi dare un valore al mio tempo, al mio spazio, alle mie abitudini, direi che niente al mondo potrebbe avere un prezzo così alto per comprare anche un solo secondo del mio vissuto.
So si essere una persona umile, ma non per questo mi sottovaluto, anzi, mi ritengo una persona dal valore inenarrabile, un valore aggiunto dal valore indefinito.
Il valore di una persona si vede dalla sua grandezza di animo, dalle sue gesta, dalle sue qualità di dare più che ricevere, ed io in questi anni credo di aver dato tanto.
Il blog non è altro che un diario personale dove racconto me stesso, dove pensieri e parole partono dal cuore e finiscono sulle pagine di questo spazio così caro alla mia persona in quanto attraverso questa pagina manifesto i miei stati d'animo ma soprattutto le mie emozioni e i miei sentimenti.
Esternare le proprie vicissitudini non è cosa facile: i cantanti si raccontano con le canzoni, gli sportivi attraverso le gare, io racconto la mia vita tramite un blog personale, dove non ho la pretesa di essere letto, ma consapevole di dare a me stesso quel quid in più per andare avanti.
Ognuno di noi raggiunge la felicità attraverso l'amore corrisposto verso un'altra persona: provate per un momento a pensare di raggiungerla solo grazie a voi stessi, vi dico subito che non sarà semplice; se fate gli allenatori non basteranno un miliardo di vittorie per rendevi veramente felici.
A volte capita di andare a dormire da Campione e il giorno dopo svegliarti da coglione, mi è successo spesso. Non capivo come mai l'emozione del trionfo avesse una durata così breve, così effimera di fronte alla grandezza del capolavoro appena compiuto. In breve tempo tutto tornava alla normalità, come se quella vittoria fosse un lontano ricordo.
Allora ti accorgi che nella vita di tutti i giorni non c'è mai niente di scontato, e la felicità non ha ragioni profonde, non è una conseguenza di un evento, e soprattutto non conosce confini, limiti o barriere.
Si può essere felici con poco, o infelici pur avendo tanto, in un sistema diverso dalle leggi matematiche dove alla x corrisponde sempre la y, proporzionale solo a se stesso, dove la sfera emotiva e quella razionale sono solo lontani parenti.

lunedì 6 febbraio 2017

VOGLIAMO GIOCARE

Ci sono storie che meritano di essere raccontate, sembrano romanzi, e a volte lo sono. Più che romanzi la Vita ha voluto creare 2 leggende: Agassi da una parte e Sampras dall'altra.
L'eterna sfida che ha visto i due numeri uno in un ring di emozioni che rimangono indelebili nella mente di tutti gli sportivi.
Due che, da quando hanno dieci anni, sono abituati ad incontrarsi e a cercare di battersi. Due che hanno emozionato il pubblico ancora prima di sfidarsi. Due che sono abituati ad essere i favori. Due campioni che il Tennis ha rubato alla concorrenza. Due che il computer, nella sua matematica esattezza che considera gli ultimi dodici mesi e non l’ultimo decennio, ha messo spesso contro in un quarto di finale qualsiasi, non potendo comprendere che Agassi e Sampras è sempre, inevitabilmente, una finale.
E' la grande magia dello Sport, quel divertimento che vorremmo barattare con il lavoro frenetico del 20esimo secolo, dove lo stress uccide, dove la libertà è seriamente compromessa, dove giocare è l'unica cosa che conta.
Lo Sport, come ragione di Vita, ma anche come unico rimedio per tenersi in forma, liberando la mente da stupidi ragionamenti che servono solo ad arricchire i nostri padroni. Lo Sport ci nutre di quei sentimenti che abbiamo bisogno, dove il senso di libertà è così ampio da renderci veramente felici di vivere l'unica vita che abbiamo.
In una scuola che annulla la fantasia dei bambini, in una società che non ha tempo per giocare, con una costituzione fondata sul lavoro, dove viene difficile immaginare una vita diversa da questa: bambini obesi che faticano ad indossare una maglietta, bombardati da numeri che servono soltanto per giocare la schedina, rinchiusi per 10 ore in un'aula ad ascoltare come la marmotta confezionava la cioccolata, derubati dell'unica infanzia che hanno, privati dello Sport, che oltre a rendere liberi, aiuta testa e cuore a diventare persone migliore. Un gioco che sembrerà banale, ma è l'unica cosa che abbiamo bisogno.



venerdì 3 febbraio 2017

A VOCE ALTA

Riflessioni e pensieri fanno parte del mio modo di essere, difficilmente mi soffermo sui fatti di cronaca che tutti i giorni imbrattano la nostra quotidianità, urtando anche di molto la nostra sensibilità, Mi piace parlare del sistema, usi e quei costumi che trasversalmente toccano tutti i punti, da nord a sud.
A volte o troppo spesso parlo di sentimenti, emozioni e tutto quello che narra la sfera interiore dell'essere umano, trascurando me stesso, ponendo la mia persona dopo quella degli altri, consapevole che quest'ultimi mi hanno arrecato solo problemi.
E' la vita di tutti i giorni che mi ha disilluso, troppa gente falsa intorno a me, o semplicemente soggiogata dalla mania del sapere.
Sono una persona che accetta consigli da tutti, ma le morali no, specie da gente che non sa nemmeno di cosa sta parlando.
Nella mia personale visione, reputo che ognuno ha il diritto di sbagliare: a tutti i livelli e in ogni settore, ma nessuno ha il diritto di giudicare, perchè chi giudica sbaglia 2 volte.
Purtroppo o per fortuna, mi sento una persona sensibile, ma col tempo ho capito che: il mio buonismo, la mia disponibilità, la mia gentilezza, il mio perbenismo, in un ambiente che disprezza invece di apprezzare, in un contesto che annulla invece di valorizzare, in un posto dove il bicchiere è sempre mezzo vuoto, dove tutto è squallido e privo di sentimenti, dove tu sei un numero come la maglia che indossi, è tutto sprecato.
Ed è a voce alta che manifesto i miei pensieri, ad un mondo che immaginavo diverso, sorretto da invidia e gelosia, cattiveria e malvagità, dove il male e il bene si sfidano in una partita che non ha mai fine, alimentata dall'egoismo dei cattivi dai una parte, e dall'altruismo dei buoni dall'altra.
Una continua e prolungata dimostrazione di essere uno migliore dell'altro, con l'unica differenza che il palcoscenico non è una pista olimpionica, ma un lurido tavolo da bar dove gli argomenti variano come le carte che ti ritrovi in mano dopo un giro di briscola e tressette.
Verità che s'incrociano e s'insabbiano per paura di brutte figure, in un'immaginario dove ognuno difende le proprie scelte anche contro l'indifendibile, già, l'indifendibile colpa di fare qualcosa più grande di te, in un contesto dove, pur di apparire, ti sei inventato un mestiere.

mercoledì 1 febbraio 2017

SE DOVESSI PENSARE

La contrapposizione ad un modello di Vita piuttosto piatto, raccontato dai media come un perenne stato di crisi dove è tutto sotto inchiesta, dove Napoli e Reggio Calabria non è solo il collegamento della A3, ma un continuo vivere sotto scacco alla criminalità organizzata. Ma se alle basse latitudini la malavita imperversa incontrastata, il Nord non è esente da colpe: basterebbe un clima rigido e un grigiore costante ad annoverare questa Regione come un deserto dei Tartari, dove la Vita scorre su più binari in una situazione dove i ricchi e i poveri non si degnano di uno sguardo, dove i condomini di un palazzo sono tra di loro sconosciuti.
Ed è per questo che nel caldo e afoso clima mediterraneo c'è ancora posto per uno stile di Vita controcorrente, dove i rigidi schemi disegnati da capitalismo che ci vuole schiavi, vengono archiviati e gettati in un mare che merita solo ammirazione e poesia.
Uno spaccato di vita che divide in 2 un paese fallito come l'Italia, ma che nelle sue radici profonde nasconde un essenza di Vita che risulta inversamente proporzionale all'apparenza: al Sud posso ma non voglio, al Nord voglio ma non posso. Due frasi banali ma che in realtà nascondono dei modi di vivere così distanti tra di loro da pensare di essere in 2 mondi diversi.
L'essenza della Vita viene depauperata da un modus operandi arido e inaridito, ed è guardando gli occhi della gente che mi accorgo di quanti cuori infranti vengono spezzati da chissà quale fantomatico computer programmato per uccidere.
Se dovessi pensare a come stiamo vivendo vorrei essere un fuggitivo, mi piacerebbe essere rincorso ma mai catturato, braccato ma sfuggente, intravisto di notte e mai visto di giorno.
Se dovessi pensare a come stiamo vivendo, mi piacerebbe avere le ali, volare da un posto all'altro senza aspettare il verde dei semafori, salire al settimo piano senza prendere l'ascensore.
Se dovessi pensare a come stiamo vivendo,  mi piacerebbe essere uno scrittore, raccontare al mondo le mie emozioni senza scriverle su un diario, scrivere la mia storia senza immaginarla, romanzare un articolo sapendo di emozionare qualcuno.